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sabato 20 dicembre 2014

Serata assieme a due produttori eccellenti della Puglia alla Capinera a Pianiga 18/12

Antipasto abbinato al rosato Gioia del Colle
Bella serata in compagnia delle Cantine dei Dogi e i produttori pugliesi Cannito (vini Bio, http://www.agricolacannito.it/it/) e Masseria Coppi (pasta, taralli e molto altro http://www.masseriacoppi.com/).

 La Capinera a Pianiga ha accolto l'evento in modo ospitale e professionale, bravi.

 Antipasto di salumi caserecci e taralli di varie tipologie, al pomodoro, ai cereali, alle olive (questi ultimi li ho adorati ma erano tutti ottimi).
Il primo vino in abbinamento è stato il rosato di Gioia del Colle, l'azienda Cannito è una nicchia che produce circa 30000 bottiglie l'anno e di queste solamente il 4% è destinato alla selezione in assaggio, DRUMON.
Vino senza dubbio difficile e fuori dagli schemi classici della degustazione, questo rosato si presentava velato, con una strana luce opaca e al naso emanava forti sentori di ossidazione, maderizzati. Dopo la prima sorpresa, il vino infatti è stato voluto così, abbiamo notato che in bocca era molto diverso, migliorava parecchio, lasciando percepire anche una forte componente minerale e acida, bell'abbinamento.
Scelta coraggiosa perchè mi rendo conto che non era un vino per tutti.

I paccheri, squisiti

Tris di primi piatti con la pasta di Coppi, Pacchero eccellente, lo avrei addirittura gradito più al dente, con un ragu bianco e radicchio di Treviso, intenso e cremoso in bocca.
Orecchiette al broccolo e pancetta, cottura troppo lunga, e avrei gradito le cime di rapa, comunque generalmente saporito.
Pappardelle alla selvaggina (capriolo) intense e speziate, gusto difficile per i non amanti della carne cosiddetta "nera".
In abbinamento il primo Primitivo, diciamo il "base", nero e impenetrabile come dev'essere, tante spezie e terziario, cuoio primo fiore, tabacco, nessuna "puzzetta" (era stato aperto sufficientemente in anticipo), che si è invece presentata in altre bottiglie appena stappate, pieno e potente il sorso, carnoso e succulento, di frutta rossa sotto spirito e tanto calore, un vino rinfrancante.

...poi però tutto è cambiato, è entrata in tavola la riserva.

24 mesi in tonneaux, contro i sei del base. Qui tutte le sensazioni si moltiplicano ed arrivano a livelli quasi ingestibili, dopo il primo impatto timido al naso, infatti, le sensazioni in bocca esplodono come un fuoco d'artificio di colori e emozioni vibranti. Talmente è potente che devo interrompere la conversazione e lasciare che il sorso scenda, lento e pesante, per poi ritornare con la frutta sotto spirito, e direi ancora di più, sensazioni eteree che ricordano lo smalto e la vernice.

Che gran vino.

Tornerò alla Capinera e cercherò questi prodotti alle Cantine dei Dogi perchè non solo stiamo parlando di eccellenze sconosciute in Italia (ma all'estero ne vanno pazzi) ma anche perchè sono favolose!

Grazie a Maurizio, Nicola e Simone per avermi fatto conoscere queste realtà e soprattutto per la simpatia e esperienza che hanno accompagnato tutta la serata.

Gruppo di assaggio - prima serata 18/12

Finalmente l'idea di ritrovarsi per assaggiare si è concretizzata!

A dire il vero è difficile per tutti ritagliare il proprio tempo alla famiglia, ai vari impegni di lavoro e alla lettura, ma è giusto farlo soprattutto per la palestra olfattiva, ma anche per avere maggior memoria delle etichette assaggiate, collegandole alla serata specifica.

A casa di un collega e amico, abbiamo organizzato un piccolo incontro iniziale dove abbiamo portato ognuno qualche buona etichetta di quelle che hai là e che vorresti assaggiare ma non sai mai con chi farlo (potrebbe non capire o non apprezzare) o quando.

Sauvignon di Beringer, grazie Chiara!
In questa occasione sono spuntate fuori delle vere chicche che sono entusiasta di descrivere.

Innanzitutto un'etichetta americana (che potrebbe interessare ai miei lettori negli States), il Sauvignon 2007 Napa Valley .....
Paglierino dorato, vivo, luminoso, profumi intensi e di frutta esotica, la maracuja, il mango, floreale ma non di tipico sauvignon, come di caprifoglio un fiore dalle note dolci, note minerali importanti, come di roccia bagnata, sorso fresco, sapido, pieno di corpo e struttura (anche alcool!) considerati gli anni direi che è stupendo trovarlo così al pieno delle sue potenzialità. Finale leggermente vanigliato, ma assolutamente non percettibile come tostatura.
Direi un vino più di gusto europeo che americano.

A seguire due prodotti della stessa azienda, simili ma opposti, siamo nelle marche e precisamente nella zona di FOCARA, dove il pinot nero cresce in modo ottimo, ma è meno conosciuto delle zone più vocate dell'Alto Adige o dell'Oltrepo' Pavese.

FOCARA pinot noir, un'altra sorpresa
 Due vini simili perchè entrambi provenienti da pinot nero, ma il primo vinificato in bianco (che rarità!), colore tendente al beige, si percepiva chiaramente che aveva una derivazione da frutta rossa. Profumi misterosi e abbastanza indecifrabili, e sorso non del tutto soddisfacente, molto sapido ma contemporaneamente morbido e direi tutto sommato equilibrato.
Il pinot della foto aveva un colore atipicamente carico e il naso polveroso e fruttato. L'ho apprezzato per la sua tipicità ma non lo acquisterei perchè non mi ha emozionato particolarmente.

Ottimi finora comunque tutti questi vini con il salume e i vari formaggi in tavola, in basso una foto!

Ultimo dei vini secchi, la mia scelta, il SASSONERO di Zanovello, 2009, prodotto nei colli Euganei, in una zona particolarmente interessante, basaltica (ecco perchè sasso nero) e ricca di minerali, che si sono ripresentati imperiosi al naso e in bocca, la fortuna di questo prodotto però è data dalla grande ricchezza usto olfattiva, tabacco biondo, tanto cuoio, more e mirtilli, un vino che ha lasciato tutti perplessi (in effetti altre annate erano state apprezzate meno).

Ultima bottiglia, un TROCKENBEERENAUSLESE austriaco, grande Gigi, un vino che deve la sua concentrazione all'intervento della muffa nobile, (in effetti TROCKEN significa secco nel senso di disidratato, BEEREN bacche e AUSLESE selezione), presso l'eccellente microclima del lago di Neusiedler.
Miele millefiori, mandorle e tanta allegria, considerati gli assaggi fatti!

Grazie amici e alla prossima esperienza assieme....


lunedì 15 dicembre 2014

Pomeriggio da Celeste, pranzo di Natale assieme all'AIS Veneto, memorie degli assaggi 14/12

Giornata da ricordare ieri da Celeste a Venegazzù, in provincia di Treviso, dove si è tenuto il tradizionale pranzo natalizio che viene ospitato ogni anno da una provincia veneta diversa.

Bella la location, organizzazione ottima, addirittura presenti un prestigiatore, un caricaturista e il gruppo canoro! Devo inoltre citare la presenza di Ottavio Venditto, miglior sommelier d'Italia appena incoronato e di tutti i più importanti esponenti dell'AIS del Veneto.

Parlerò dei vini assaggiati, tenendo presente che sono stati scelti per la loro originalità e per poter degustare prodotti per lo più poco conosciuti o assolutamente rari.
Curiosa la scelta dei vini in antipasto, un sur lie di Roccat di 36 mesi, facile e beverino ma cortissimo e evanescente, considerata la tipicità amarognola dei sur lie mi aspettavo un prodotto più tradizionale; ottimo il prosecco di La Tordera, vigneti a Vidor, da vecchie vigne di 50 anni, bei profumi identitari, ottimo con gli scampi fritti; discreto invece l'incrocio manzoni di Bonotto delle Tezze, meno profumato della media e molto minerale, direi propiro sapido.

A tavola troviamo il Crevada 2008 di Astoria, una riserva concessaci per l'occasione, giallo dorato, colore vivido e brillante, molto legno al naso ma di cedro, con tanta frutta esotica, note terziarie di tostatura e affumicatura. Ottimo abbinamento con il sottofiletto di fassona affumicata.

Il secondo vino ha suscitato molte incertezze e dubbi soprattutto tra i corsisti presenti in sala. Rosato di Cecchetto "Rosa Bruna" 201, rosato di raboso (lo hanno avanzato tutti nel bicchiere). Naso ermetico, nessuna informazione. Male. Una roteazione e la carbonica fa il suo lavoro, fragolina di bosco netta e ribes. Tanta freschezza che abbinava perfettamente il risotto con i funghi.
Ho dovuto faticare per spiegare che l'abbinamento era azzeccato perchè molti non capivano.

Olmera di De Stefani (il titolare presente tra l'altro in sala), grande struttura e carica glicemica, ottimo profumo, tipico da sauvignon (anche se presente solo al 30% assieme al 70% del tai), ma più virato sul floreale che sul vegetale. Bosso, corbezzolo, frutta esotica ananas e passion fruit, molto residuo zuccherino; è molto apprezzato da Robert Parker, anche se non proprio questa annata e la cosa mi fa pensare, considerato il fatto che era decisamente internazionale. Riprendo la sua descrizione per avere un'idea: "I’ve always been a big fan of this blend because of the effortless richness and smoothness it imparts in the mouth. The Tai component from clay-rich alluvial soils gives the wine structure and staying power. The Sauvignon blanc exhibits fine aroma of peach, passion fruit and papaya. Apricot, white almond and butterscotch also appear. Its structure suggest good aging potential. 90 points"
Vedete che Parker apprezza la struttura ma anche la frutta, anzi possiamo dire che la venera. Inoltre ama i gusti burrosi e dolci.
Perfetto con i ravioli ( molto salati e quindi la sua morbidezza bilanciava), trovo il gusto troppo facile per chi beve, in effetti è piaciuto a tutti, omologazione e internazionalizzazione dei gusti? Sì.

Immagine tratta dal web - Da Celeste
Recantina 2013, ho parlato di persona con il produttore, Francesco Serafini, socio in affari con Eataly di Farinetti e trovo che la riscoperta di questo vitigno sia parte della nostra identità come Paese esemplare per quantità di varietà autoctone. Certo non possiamo dire che sia un vino di eccellenza, ma la sua vinosità e piacevolezza comunque rientra nella tipologia di vini poco affinati ai quali siamo abituati qui in veneto fin dall'infanzia. Ottimo come sempre oggi l'abbinamento con la spalla di vitello al forno. 

Infine con il ricco buffet di formaggi troviamo tre vini molto interessanti, ultimo tra questi (a mio gusto) il manzoni moscato, leggermente squilibrato e forse (un po' troppo maliziosamente) sbilanciato nello zucchero. Piacevolissimo il recioto di Speri e forse ancora meglio il muffato di Volpago del montello, grande personalità, zenzero e frutta secca, albicocca e ananas disidratati, miele millefiori.

Ancora BRAVO a Wladimiro e il suo staff, un grazie alla delegazione di Venezia e un augurio a tutti i colleghi sommelier, che possiate sempre comunicare nel modo migliore la passione che ci lega, con umiltà e spirito di condivisione, inoltre ricordiamoci tutti che essere sommelier è una scelta di vita.

PROSIT E TANTI AUGURI !!



Vini difficili, esperienze autentiche e seconde chance

La Borgogna

 La confusione che emerge nei neofiti e anche negli esperti assaggiando alcuni vini a volte è spiazzante.

Dove si schiera il gusto delle persone? Cosa troviamo nel bicchiere? E' possibile che un vino oggettivamente cattivo si trasformi il giorno dopo?

Il lettore si chiederà qual'è il punto e a dire il vero anche chi scrive.

Mi è capitato ieri un vino che mi ha confuso le idee e scosso le conoscenze acquisite finora.
Gli amanti del biodinamico sapranno cosa intendo quando dico che a volte i vini puzzano!
Tripoz in Borgogna produce diversi vini tra i quali un pinot nero (qui possiamo dire autoctono) adatto al pasto, fresco e fruttato con tannini morbidi, dal tipico colore rosso di tonalità scarsamente pronunciata , dai profumi assurdi, ostentatamente sulfurei e fastidiosi, non certamente da pinot nero comunque.
In bocca potente, integro, pulito e decisamente interessante.
Avete mai mangiato il formaggio puzzone di Moena? E' veramente ottimo ma quanto puzza... Nessuno in tavola ha apprezzato, e a dire il vero la cosa non mi ha stupito, non potreste portarlo ad una serata di amici perchè probabilmente ve lo tirerebbero dietro.

La sua bevibilità in ogni caso era ottima. E questo giocava a suo favore!

Lascio mezza bottiglia per il giorno dopo, lo apro... E sparisce tutta la sensazione sulfurea, si apre il naso con sensazioni di sottobosco, muschio,  mirtillo, humus.
Non posso credere a quello che sento e continuo nel pasto, rallegrandomi per ogni sorso. Non eccessivamente lungo, intendiamoci, ma una sorpresa davvero.

Perchè allora condannare un vino che ci delude senza dargli una seconda chance?

Credetemi, la risposta è NO, date una seconda speranza anche ai vini che ritenete difettosi (se sono BIO!), potreste ricredervi va detto anche che potreste rimanere delusi, ma il bello è anche questo).

Aperitivo al Caffè Commercio a Dolo, vini al calice

Storico caffè del centro di Dolo, il Commercio ha passato diverse gestioni negli anni, quando ero adolescente ci venivo per giocare a biliardo, poi si sono rinnovati costantemente e da qualche anno è diventato un locale molto carino e frequentato.

Ho preso un aperitivo, due calici, uno di franciacorta e uno di durello... Anche se a dire il vero mi sembravano IDENTICI (stesso colore, stessi profumi, stessa sensazione di acidità, che nel durello deve essere MOLTO più presente), per me hanno finito il durello, però son andato bene perchè costa un euro in meno!

Ho voluto assaggiare anche un gewurtztraminer alsaziano, più per sfizio che per piacevolezza, considerato che di solito è pesante e zuccherino.
Bel colore vivace, brillante, al naso sensazioni dolci di zenzero e mostarda, quasi di canditi, frutta esotica, mango, e sentori floreali di ginestra.
In bocca è volutamente squilibrato verso le morbidezze, grande il residuo zuccherino ma anche la struttura, lo avrei apprezzato con un po' più di freschezza.

Molto variegata e completa la loro offerta di distillati e vini liquorosi, dal CAOL ILA al ZACAPA, dal PEDRO JIMENEZ al MOSCATO REALE, si possono trovare diverse chicche.

martedì 9 dicembre 2014

Le migliori bollicine italiane - 1/12

Ultima serata degustazione alle Osterie Moderne, il primo dicembre, tema, le bollicine italiane "di lusso".

Sono stato venerdì in Ferrari e ho già degustato diversi produttori del TRENTODOC, ma questa serata è stata interessante comunque.

Innanzitutto ci sono state delle conferme e delle smentite, ad esempio il Buvoli rosè 7 anni ha deluso le aspettative, ma era confrontato con altri due rosè molto più complessi...
Affluenza copiosa, quasi da supertuscan, a riprova del fatto che non conta il prezzo della degustazione se i prodotti sono blasonati, già da sè l'Annamaria Clementi ha attirato gente.

Molte bottiglie sapevano di tappo o erano fortemente difettose (povero Cavalleri, puzzava di zolfo come mai mi era capitato) e addirittura non abbiamo degustato il Monterossa, quasi tutte imbevibili.
Non avevo mai riscontrato negli spumanti una percentuale di difettosità così alta, ma è possibile.
Immagine tratta dal web, perlage

Discreto il Monsupello (Oltrepo Pavese MC), brut nature eletto a bollicine dell'anno 2015 per Gambero rosso, anche se a dire il vero non sembrava così intrigante, considerato che aveva il 90 % di pinot nero, comunque, abbastanza complesso e dal finale amaricante, discreto.

Molto meglio il dosaggio zero di Ca' del Bosco, a conferma della grande qualità di questa azienda della Franciacorta.  Sorso fresco nervoso, pulito, lungo e accattivante.

Grande protagonista in questa serata, l'azienda Ferrari, che riesce sempre a stupire con i suoi prodotti migliori (ma anche con quelli di basso rango, infatti apprezzo il Maximum per esempio) stasera il PERLE' ROSE', complesso e di riferimento per gli altri rosati, la RISERVA LUNELLI 2005, altro grande prodotto, il PERLE' NERO, per il quale c'era la fila e l'ormai leggendario GIULIO FERRARI (2002 3 grappoli) che proviene da sole uve chardonnay del vitigno più vocato.
Continuo a non capire perhè gli "esperti" apprezzino maggiomente l'eleganza rispetto alla potenza, anche in presenza di buona complessità, come nel caso del Perlè nero, quasi uno schock gustativo in bocca, ma fruttato e fragrante... Devo assaggiare qualche champagne potente e poi magari mi farò un'idea.

Annamaria Clementi 2005 Cà del Bosco, che dire? Solo le migliori annate vengono utilizzate, altrimenti non si fa. Le migliori selezioni di uve dai migliori vigneti vocati, sette anni sui lieviti.
Vorrei sentire l'opinione dei tifosi dello Champagne, sentori di nocciola, mandorla e pompelmo, legno di cedro, corposo ma delicato, lungo, fresco ma bilanciato, presente anche una certa sapidità.
Forse il migliore vino che abbia mai degustato. A 70 euro (prezzo scontato) non è certo per tutte le tasche, ma costa meno di uno champagne blasonato!

Vorrei infine citare altre due etichette che ho molto apprezzato, le quali poi mi son reso conto che erano vincitrici dei 3 bicchieri 2015, il METHIUS 2008 di Dorigati, ma ancora meglio, il Domìni Nero 2009 di Abate Nero, 100 % chardonnay, finezza e eleganza per un millesimo non facile per la spumantistica, considerata la temperatura elevata delle notti estive.

lunedì 8 dicembre 2014

Visita a Rovereto, eccellenze del territorio 6/12

Oggi giornata memorabile, di quelle che restano nella storia di una persona e non esagero!

A Rovereto, mitigato dall'Adige, il clima è più favorevole, inoltre l'aria fredda che scende dalle alte montagne fanno della val d'Adige, la vallagarina e la Terra dei forti una zona vocata per la viticoltura, non dimentichiamo i terreni che vanno dai sedimentari ai porfidi.
Qui le varie DOC si accavallano, troviamo Casteller, un vino rosso e giovane, TRENTO DOC, eccellenza della spumantistica italiana (ma poco conosciuta anche nei locali trentini!), Valdadige Doc e Trentino Doc, insieme di vini e vitigni tipici, e poco prima Terra dei forti, interregionale con il Veneto.

Consigliati dai colleghi sommelier, che alla giornata al MuSe di Trento si sono emozionati davanti al produttore "del Revì", ho deciso di fare gruppo e andare a visitare questa piccola realtà che è poco conosciuta anche nelle guide (es. Gambero Rosso la nomina in un trafiletto alla fine del Trentino in "altre cantine").

Premetto che le aziende a conduzione familiare non hanno tempo nè possibilità per dedicarsi alle guide nè ai critici enogastronomici che chiedono tutto e subito, mentre la loro filosofia è della realizzazione artigianale, con senno e tempistiche differenti.
Arrivati ad Aldeno troviamo con difficoltà la piccola azienda che sembra in tutto e per tutto un'abitazione privata.  Veniamo accolti con competenza e disponibilità da Giacomo, il fratello più giovane, che ci mostra le varie fasi di etichettatura in corso, stanno aumentando la produzione ma lo spazio richiesto è sempre maggiore per poter garantire annate di affinamento minimo di 36 mesi...

Assaggiamo il primo prodotto, il dosaggio zero, e subito comprendiamo il livello alto dell'azienda, la cura maniacale dell'equilirio e della facilità di beva del padre titolare ed enologo, nonchè la grande complessità ed eleganza al naso ed in bocca. 4 bottiglie in conto subito.

Continuiamo con il brut, che mi ha un po' spiazzato, per un residuo zuccherino ben percettibile e forse non era il prodotto che cercavo, sempre ottimo livello comunque.

Il rosè da pinot nero, 8 gr/lt di zuccheri e non sentirli con più di 7,5 gr/lt di acidità presente, sorso fruttato e caramelloso, ma di un equilibrio fantastico, è stato ricercato apposta e calibrato per essere in bilico lasciando la sensazione dolce senza rovinare la piacevolezza. Inoltre il finale arriva alla persistenza, poi continua attenuato ma sempre presente, per molto tempo ancora, come avere una caramella che avete finito ma si ripresenta ancora ed è benvenuto! Altre 2 bottiglie

Ultimo nato in azienda (ma altri prodotti in avvenire in arrivo) il loro CRU Blanc de blanc chardonnay in purezza (biologico), vigne a 700 mt, viticoltura eroica, il Paladino, avvolto in un sacco e in una foglia di mais, con una elegante pergamena, una bottiglia in fiducia!!

Ringraziamo il simpatico Giacomo e scappiamo, siamo già in ritardo per Letrari...

Accolti dal figlio avvocato, siamo condotti per la parte posteriore dell'azienda, sono dotati di giropalette automatici (tutto fatto in Italia) ma per questioni di tempi stretti (sono le 11 e mezza e dovevamo arrivare alle undici, per finire alle 12!!) passiamo subito alla degustazione, nella grande e addobbata sala di assaggio.

Conosciamo la famiglia, il padre, Leonello Letrari e la moglie, e cominciamo a conoscerci reciprocamente assaggiando il loro base, il dosaggio zero.
Avendo ancora in mente l'eccellente dosaggio zero di Revì, mi è sembrato un livello inferiore, sia come eleganza, sia come persistenza e intensità; inoltre il Grande Vecchio (Leonello) era ancora in fase di studio, stavamo rompendo il ghiaccio.

Continuando con il secondo prodotto, un BRUT, schietto, lieviti certo, ma anche frutta secca, nocciole e sensazioni dolci tipo caramella d'orzo; migliore del brut di Revì a mio avviso.
A questo punto sono cominciati gli aneddoti e scopriamo che Leonello altri non è che il cugino del Prof. Attilio Scienza (miii non ci posso credere quanto è piccolo il mondo!) inoltre è uno dei fautori della scoperta e impollinazione dell'incrocio REBO, ottenuto da MERLOTxMARZEMINO (finalmente scoperto l'arcano, diffidate da chi dice MERLOTxTEROLDEGO, non è vero, ce lo ha detto colui che fisicamente ha fatto l'impollinazione!!).

Continundo con un Rosè, che ha appena ottenuto il diritto per legge di fregiarsi del titolo di "riserva", stanissimo colore dal pinot nero, ambra brillante...  Buona armonia e generalmente convincente, non ne ho preso per il budget...

Stiamo per passare ad un rosso, quando il Grande Vecchio, rincuorato dalla nostra incredulità ai suoi racconti da buon capostipite di una generazione, decide di fare aprire il mito di Letrari, la loro Riserva 976, non dico altro. Immediata la nota di liquirizia al naso, incredibile sensazione, proprio di bastoncino nero di liquirizia pura, non la radice!! Poi frutta esotica, frutta secca, sensazioni di fieno e anche quasi di menta. Fantastico, una bottiglia subito, assomiglia al Giulio Ferrari (tanto che nei panel di degustazione alla cieca la scambiano per tale) ma costa quasi metà!!

Concludiamo con uno dei loro rossi, un taglio bordolese atipico, oltre al merlot e al cab. sauv. anche il lagrein. Adorabile, si avvicina tanto al lagrein, vino normalmente difficile e duro, ma fruttato, qui presente in un complesso abbastanza equilibrato e dalla forte struttura. Tanto abbinabile con un equilibrio giocato più sulle durezze senza essere però troppo sbilanciato, come potrebbe essere un lagrein in purezza.
Immagine tratta dal web, la Vallagarina

Ci alziamo e ringraziamo i signori, così cordiali, ci scappa il bicchierino di passito di moscato rosa, grande aromaticità, anche se la bottiglia era troppo fredda, di rosa, di fragola, e lasciava la lingua un po' ruvda, un bel tannino. Presa un'altra (mi sto spennando).

Partenza per il pranzo (sono le due passate e siamo in ritardissimo) per la Casa del Vino della Vallagarina, vecchia nostra conoscenza a Isera, creata dai produttori per avere una vetrina costante in ristorante. Ottimo pranzo, antipasto di baccalà fritto e un primo di tagliatelle alla crema di cavolo e pezzetti di pancetta croccante annaffiati da marzemino (vinoso e classico) e un marzemino atipico (balsamico e speziato).

Concludiamo il giro acquistando delle bottiglie di Vallarom, altra sorpresa, di proprietà del nipote di Attilio Scienza e biodinamica. Di Vallarom avevamo già assaggiato il fantastico Chardonnay e lo spumante Vò, veramente interessanti.

giovedì 4 dicembre 2014

L'Alto (ma anche "altro") Piemonte alle Osterie Moderne 24/11

Immagine tratta dal Web


Pochi di certo sapevano cosa potevano perdersi e infatti pochi sono accorsi a questa serata che mi risulta facile definire ECCEZIONALE.

Vini dell'Alto Piemonte... e vi sembra poco ? Il GATTINARA, il BOCA, il LESSONA, il BRAMATERRA, ma scherziamo ? Trovo strana la bassa affluenza, anche perchè a 17 euro come poteva essere più interessante?
Pochi vini mi sono piaciuti tanto come il BOCA, di Le Piane, 85% nebbiolo e 15% vespolina, già in precedenza degustato a Roma, la primavera scorsa al BIBENDA DAY assieme a Pietro (e anche allora lasciava a bocca aperta, anzi chiusa da un'espressione beata!). In equilibrio costante ad ogni sorso, mineralità spiccata (per un nebbiolo di quella zona, in confronto ai vini del Friuli per esempio sarebbe debole) grazie ai terreni di porfidi, fiori al naso, la viola, piccoli frutti di bosco maturi, il mirtillo, la mora maturi e in generale una sensazione come di liquirizia pura che resta anche nel finale.  Vigne vecchie 30 anni e vigneti (ad esempio Le Piane) molto vocati, rese basse 30-40 q.li/ha. MUST HAVE... a 35 euro è comunque un bel bere, non dite che costa troppo!

In questa serata il leit motiv è stato subito evidente, a parte la localizzazione. Rappresentazione dei vitigni autoctoni e soprattutto del terroir, vini poco sapidi ma freschi e dalla grandissima complessità gustativa, più che olfattiva.
Colori poco carichi di antociani (a parte l'uva rara che faceva arrossire i bordi del bicchiere) e ventaglio sottile ma frastagliato di sensazioni.

Ottimo anche il BOCA di Barbaglia, ma gli ho preferito quello de Le Piane, qui invece vorrei nominare altre due etichette eccezionali che vi consiglio ad occhi chiusi:

Lessona DOC 2009 di Sella, vino misterioso come i castelli infestati di fantasmi in Piemonte, naso stretto e poco percettibile, da esperti, sensazioni speziate dolci, cannella e zenzero in primis, poi frutta acidula, tipo ribes o lampone, ogni volta emergeva una sensazione diversa e contraria, davvero emblematico.
In bocca una grande forza, che signor vino, anche qui vigne vecchie di 35 anni e anche più, corpo e struttura forti e morbide al tempo stesso, pensate, l'azienda produce questo vino dal 1600... E hanno imparato bene! Non vi ho deto la parte migliore, qui il prezzo è di 18 euro... E allora non avete scuse.

Gattinara DOCG san Francesco 2009 nebbiolo in purezza, vigneti del 1960-1970, macerazione in cemento per 15 giorni e affinamento in rovere (non barriques) per un anno, poi un altro anno in bottiglia.  Bel rosso granato, fiori secchi e sensazioni dolci, come di pasta di mandorle, forse il vino che più di tutti è riuscito ad esprimersi con questi livelli di intensità olfattiva.
La coda al banco per averlo era significativa, concordo pienamente anche perchè un vino così non può non piacere... Eh sì anche per avere questo siamo sui 38 euro...

Sempre di Sella, cito anche il Bramaterra DOC 2009 forse un livello inferiore a questi che ho descritto, ma comunque veramente ottimo, una mineralità quasi "ferrosa". (18 euro)

lunedì 1 dicembre 2014

Visita alla FERRARI e degustazione evento Bollicine in città TRENTO DOC 28/11

Giornata uggiosa e plumbea, umida e poco promettente, in questo ultimo venerdì di novembre. Saliti sul pullman organizzato dall'AIS Venezia, ci siamo diretti alle cantine FERRARI a Trento.

Rosso e pieno di luce l'ingresso della zona nuova, con una magnifica statua ricavata dal legno delle vigne a forma di cavallo.

L'azienda, gestita dai fratelli Lunelli, è all'avanguardia per i loro prodotti che raggiungono il top qualitativo ogni stagione grazie agli abilissimi chef de cave.
Ottima accoglienza, degna di un'azienda che tratta prodotti ormai considerati di lusso, la presentazione in sala conferenze è stata affascinante e professionale.

Il salone di accoglienza dell'azienda FERRARI

Due preziose bottiglie di GIULIO FERRARI

Il MUSE visto dal primo piano
Ringraziamo i fratelli Lunelli per l'ospitalità e la possibilità unica di degustare alla fine del giro un GIULIO FERRARI 1999, peccato solo per la temperatura di servizio troppo alta (davvero peccato, è stato un errore madornale), ricordo comunque che questo vino, a differenza dei "normali" metodi classici non viene prodotto quando l'annata non rende le uve a perfetta maturazione e viene raccolta da un solo particolare e vocatissimo vigneto di chardonnay, quindi non esiste assemblaggio di uvaggi nè conferimento di vari vigneti. 30.000 bottiglie l'anno per un vino eccellente, sensazioni dolci al naso di frutta candita, mandarino e agrumi, mostarda, e una buona freschezza (che avremmo probabilmente compreso meglio con la corretta temperatura di servizio).

Trasferiti poi a Trento, pochi minuti dopo, sotto un acquazzone, siamo entrati nella cittadina scientifica progettata dall'architetto Renzo Piano, con maggiore espressione nell'edificio del MuSe, il museo della Scienza e della Tecnica di Trento.
Ci si trova a guardare in alto tutte le statue di animali esposte e scheletri di dinosauro, per poi vederli da varie prospettive man mano che si salgono i tre piani della mostra.
Entrando siamo stati accolti da 38 aziende produttrici del TRENTO DOC, per l'evento Bollicine in città, dove venivano fatte degustare le migliori etichette, pensate Ferrari proponeva un 120 mesi (Giulio Ferrari).
Ho avuto modo di conoscere piccole e grandi realtà di questo mondo particolare, esempio, REVI', produttore di nicchia, della zona di Rovereto, 13000 bottiglie ma grande maestria artigianale, Endrizzi, 600.000 bottiglie, certo non una piccola realtà, ma ottimi prezzi, LETRARI, vera scoperta, grandissimo spumante, devo andarli a trovare prima di Natale, e molti altri, MASO MARTIS, FONDAZIONE MACH, ABATE NERO, ALTE MASI, OPERA (in val di Cembra, unica valle orientata est-ovest), METIUS, PISONI e sono solo quelle che ho assaggiato, pertanto mi piace ricordare.  Un po' sotto tono il 51,151 di Moser, rispetto a come lo ricordavo.

Degustazione guidata nel pomeriggio con Mariano Francesconi, presidente AIS Trentino, grande esperto di spumanti (ma anche della Francia) ci ha magistralemnte accompagnato nella degustazione di alcuni dei prodotti presenti nel MUSE, mi colpisce la sua grande cultura, pensate, si ricorda tutte le annate e riesce a collegare i terreni alle sensazioni in bocca, davvero un esempio.

Al ritorno eravamo stanchissimi e soddisfatti, unico rammarico non aver avuto più tempo, purtroppo le aziende erano veramente tantissime per affrontarle solo in un pomeriggio.... Ci andremo di persona allora!!

domenica 30 novembre 2014

PHIGAIA, ottimo rosso di Serafini e Vidotto

Il montello è zona conosciuta per i grandi vini e le aziende vinicole incredibili.

Abbiamo in passato già assaggiato il PHIGAIA alla taverna di Edy Furlan, la Panoramica, a Nervesa della Battaglia, e lo abbiamo trovato delizioso.

Oggi a pranzo ho deciso di portare n tavola di amici una bottiglia di questo vino che ho acquistato direttamente dal produttore, che ci ha parlato con grande simpatia e schiettezza (chi lo conosce sa cosa intendo).

Diciamo che non è il top of the list, in effetti il rosso dell'Abazia ha vinto anche i tre bicchieri gambero rosso, e l'ho trovato incredibile alla serata alle osterie moderne.

A dire il vero il colore mi è sembrato non particolarmente vivace, forse anche per le luci troppo diffuse, ma il naso è veramente accattivante, con questa sensazione poliedrica di spezie, frutta e note vanigliate, sentori di fieno.

Entra con un bel carisma e personalità, deciso e pieno. Riempie tutto il cavo orale con grande intensità e dopo il primo sorso ritornano note di liquirizia e cacao amaro.

Riesce insomma ad essere fruttato ma equilibrato e senza essere troppo invadente rende euforici con la sua bella persistenza.


giovedì 27 novembre 2014

L'Oca va in bianco, a Trebaseleghe 12/11

Organizzata dall'enoteca dei dogi a Mirano, serata all'insegna dell'ottimo vino ma anche della grande cucina.

Il giovane e  rubicondo chef, che ha lavorato con vari Grandi tra i quali Cracco e Leemann, nonchè il "re del cioccolato" Ernst Knam, ci ha presentato una cena ricca e sontuosa, a base principalmente di Oca, ma in bianco, cioè, interpretando, no sughi di pomodoro e no vini rossi.

In compagnia di esperti del settore e giornalisti, mi sono trovato un po' spiazzato inizialmente, poi la convivialità dell'ambiente e dell'ottima cucina ha disciolto il ghiaccio.
Cruasè di travaglino per antipasto, sempre ottimo anche se è il loro base. Antipasto di tre bocconcini, oca in polpetta con maionese alla liquirizia, bruschettina ottima al brie e petto d'oca e arancino di riso e petto d'oca.
Buono l'abbinamento al fiano
Oca sfilacciata all'arancia
di avellino, minerale, strutturato e ricco.

Seconda entrèe di oca sfilacciata agli agrumi e sfoglie di patata croccante arancione su letto di crema di fagioli e farro.
Bella l'idea di accostare l'arancia all'oca, per togliere la sensazione di selvatico, l'ho particolarmente apprezzata.

Petto d'oca, cotto a puntino, accompagnato da un alsaziano, ma il residuo zuccherino tipico del gewurtztraminer lì prodotto, così come molti loro vini, risultava troppo percetibile e per questo poco abbinabile.
Presi da soli due ottimi elementi della cena.

Croccantino di fondente con patè de fois gras e aceto balsamico, ECCEZIONALE, senza abbinamenti considerata l'enorme intensità in bocca, non si percepiva minimamente alcun sentore di patè ma solo la cremosità e potenza del cacao amaro.

Finale con un dessert di cacao (a sfera!) e frutti di bosco, abbiamo assaggiato un trockenbeerenauslese, vino tanto raro e pregiato quanto complesso.

Grazie a Simone e ai ragazzi dell'Osteria V di Trebaseleghe per le idee e l'organizzazione, arrivederci alle prossime iniziative!

domenica 23 novembre 2014

Veneto: i 36 vincitori dei tre bicchieri Gambero Rosso alle Osterie Moderne 18/11

Quando capita in una sera di assaggiare tutti i vincitori del massimo riconoscimento di una guida?
Nello specifico di una delle più quotate guide, il Gambero Rosso?

Questa sera ho avuto il piacere e il privilegio di degustare tutti questi prodotti eccezionali, grazie all'impegno dello staff delle Osterie Moderne, evento già da anni proposto e sempre oggetto di partecipazione anche da parte di esperti del settore. Partecipanti della serata anche i colleghi sommeliers AIS di Padova in servizio.

Stupisce fra tutti la concentrazione del pubblico che si è diretta fin da subito sugli amaroni, alla fine dell'elenco, in particolare sullo Zyme', considerato in sala il top dei top, a mio avviso fruttatone e un po' sbilanciato sugli zuccheri, ma per gli anni che aveva (2003) era stupefacente.

Certo pochi hanno capito il cartizze BRUT di Villa Sandi, eccezionale, o il NINO FRANCO, potentissimo...
Il gusto del pubblico amante ma poco esperto dal livello degustativo risulta molto spostato sulla piacevolezza del lato delle morbidezze e poco attento ai grandi contrasti offerti dalle durezze.

Molti i vini in questa serata di livello alto, (non è sempre così), da lasciare perplessi, il prezzo di 48 euro pagati, assolutamente in linea, considerato anche che c'era un menu servito e a buffet.

Riassumendo, a parte il Gemola (che era terminato) li ho assaggiati tutti tranne qualche soave e qualche valpolicella e amarone (non ce la facevo proprio più!!!)
I vini che più mi hanno entusiasmato, complimenti ai produttori, sono:

Spumanti: NINO FRANCO, Grave di Stecca 2011, grandissimo metodo charmat, di una potenza incredibile, e che persistenza!! Equilibrio bellissimo, grande gioco tra acidità e zuccheri. (però 20 euro e più sono tantini per uno charmat)
Cartizze VILLA SANDI, brut (non capita spesso), ancora evidente un residuo zuccherino che poco piaceva agli astanti, per tipologia era incredibilmente complesso ma anche bevibilissimo.
Bianchi: Soave La Rocca di Pieropan, lo so, sembra scontato dirlo, ma è un vino eccezionale, ne ho già bevute altre annate, e non sempre mi ha convinto, questo 2012 era completo e sontuoso, ricco, fruttato e con ricordi di erbe aromatiche e con il giusto apporto del legno, immediato. (anche qui circa 20/25 euro e se li merita), azienda che ha ottenuto ormai 20 volte i tre bicchieri.
Cavalchina, Custoza Superiore Amedeo 2012, un non profumatissimo custoza, in realtà molto fine, pecca solo di intensità al naso che si fa perdonare poi in bocca. (tra i 10 e i 15 euro)
Rossi: Il Mottolo Serro 2011, magnum, che bella azienda, dai prezzi incredibili! Il Serro lo avevo solo sentito nominare, questa volta l'ho assaggiato e non può mancare in tavola di un appassionato.
Grande struttura e ricordi di mineralità tipiche dei colli Euganei, anche una vena vegetale leggera. (anche qui fascia 10-15 euro è un affare!) Ricordo che è un'azienda da 20.000 bottiglie l'anno, praticamente un'azienda di nicchia.
Il Rosso dell'Abbazia, Serafini e Vidotto, ne ho una bottiglia che spero di bere presto! Azienda innovativa ma tradizionale, con la sua ricerca sulla micorriza e la particolare posizione sulle colline del Montello, produce questo ottimo vino, l'annata 2011 mi è davvero piaciuta, unica pecca il prezzo che supera i 30 euro...
Amaroni: una categoria a parte per gli amaroni, così differenti dal vino rosso "tradizionale", e un po' più immediati e facilmente comprensibili.
Tra tutti Begali ha prodotto un ottimo amarone, dal vigneto Monte Cà Bianca, grande complessità dei profumi e al palato, etereo e balsamico, corposo di frutta, carnoso e con componenti tanniche ancora ben percettibili e parte ben composta del tutto.
Brigaldara mi piace sempre, risulta essere finito il bicchiere prima di quanto si pensi, poi però si avverte il grande calore e il corpo che lo compone.
Non sono certo vini per tutte le tasche, superiamo per entrambi i 40/50 euro a bottiglia, ma sappiamo che gli amaroni sono così!

lunedì 17 novembre 2014

Degustazione AIS, Emilia Romagna e Veneto, vini tipici a confronto

La prima degustazione dove ho partecipato attivamente!

Molti non conoscono le realtà emiliane e romagnole, neppure loro stessi, questo mi ha fatto riflettere.

Tutti i loro vini sono prodotti all'insegna della piacevolezza e bevibilità, generalmente parlando, la loro gastronomia si basa su piatti saporiti e di facile preparazione, in linea di massima, con prodotti di base di estrema qualità.

Pensiamo al crudo di parma, non il 16 mesi, mi raccomando, ma se lo trovate il 24 mesi o anche di più. I formaggi, lo squacquerone, i caprini, e le famose piadine o i tortelli. Perchè no anche la salama da sugo!

Molti ignorano il gutturnio, l'ortrugo, il fortana, ma sono vini abbastanza reperibili in ogni supermercato (anche se non proprio la versione TOP di gamma).

In questa degustazione ho pensato assieme ai colleghi uno spumante da uve FAMOSO (questo vitigno non lo è proprio), un lambrusco (e che lambrusco), un BURSON e un centesimino.

Il gioco che abbiamo voluto creare è stato di  affiancare a confronto alcuni vini tipici del veneto e conosciutissimi, un prosecco, un ripasso (il lambrusco era troppo importante per affiancarlo) e un refrontolo passito (marzemino).

Prima coppia, gli spumanti, bellissimo il conceto espresso dal grande Graziano, che ha paragonato il FAMOSO ad un ragazzotto di campagna, poco attento all'eleganza, ma di grande e sincera struttura, mentre il prosecco era un altolocato riccone che in realtà non aveva muscoli.
Infatti il primo aveva profumi chiusi e riservati, sentori solo vagamente fruttati e di erbe aromatiche, poi grande potenza in bocca e ottima persistenza, il secondo era elegantissimo al naso, grande pera williams e mela golden, poi in bocca un po' di acidità e tanto zucchero, si spegneva subito, anzi restava ancora il FAMOSO.

Il LAMBRUSCO, uno dei migliori italiani, quello di CECI, NERO DI LAMBRUSCO, stupendo naso di violetta (consueto), di frutti rossi, mirtilli, lamponi e grandissima materia colorante. Poi in bocca riempiva tutto con una assoluta cremosità e suadenza, lasciando un retronasale fantastico di liquirizia in radice.  Il cappello introduttivo di Dante recitava: non è possibile valutare un lambrusco più di 90 punti, non ne ho mai assaggiati. Si è ricreduto.

Seconda coppia, i rossi strutturati. Devo dire che il suggerimento di acquistare il Burson della cantina Longanesi (dove questo vitigno è stato riscoperto casualmente) è stato vincente, l'etichetta nera è stata favolosa. Avrei voluto comunque tentare anche il prodotto della tenuta Uccellina. Il confronto con il ripasso è stato impari, il burson non perdonava e non faceva sconti. Grandissima potenza sia al naso che in bocca, inchiostro puro, aggressivo nei suoi tannini allampanti ma esempio di grande futuro davanti a sè e promessa di una qualità ancora migliore.
Frutta nera, prugne e more, ciliegie. Grande speziatura e toni balsamici, persistenza infinita, un cavallo di razza.

Terza coppia, i rossi passiti. Devo dire che l'Emilia è una terra dove sanno produrre i passiti, dall'albana al centesimino possono essere annoverati tra le eccellenze italiane.
Questo centesinimo da uve stramature di Morini mi è stato suggerito, non lo conoscevo e stavo valutando un malbo gentile passito, che comunque non era da meno, a mio avviso. In bocca stupendo comunque, grandi profumi, come di zucchero a velo e fragolina di bosco, in bocca ritornano le note dolci e la frutta con l'aggiunta di sensazioni terziare di fiori essiccati. La bocca è molto stimolata da una vena rinfrescante e l'assaggio si conclude con un accenno di cacao. Abbinamento pasticcini al cioccolato, ma non fondente.
Non ho assaggiato il refrontolo, ma la lotta, sentiti i commensali, è stata alla pari.

Ringrazio tutti i colleghi, Giampaolo e i relatori per la loro competenza e simpatia, mi sono reso conto di come la capacità di trasmettere quello che troviamo nel vino renda una serata completamente diversa, a parità di prodotti. E non tutti ne sono capaci.

martedì 11 novembre 2014

La ricerca dei vini scacciacrisi continua, la LIDL propone la Francia low cost.

Ancora una volta ho provato alcuni vini super economici, con i prezzi quasi ridicoli.

L'idea è arrivata da FB, un post avvertiva che la LIDL offre una linea di prodotti dalla Francia, a prezzi stranamente IRRISORI.

Partendo da rosati della Provenza a 1,99, possiamo arrivare al massimo a PESSAC LEOGNAN da 18 euro. Si trova anche uno champagne.

Nel post si metteva particolarmente enfasi su una decina di prodotti, tra Alsazia, Bordeaux e Borgogna, con un prodotto del Sud-Ouest.

Ho acquistato e assaggiato per il momento questi tre vini (vorrei tentare anche lo Champagne e il Pessac Leognan, di prezzo 15-18 euro):
Immagine tratta dal web, così si presenta il reparto vini francesi alla LIDL

SYLVANER Alsazia (2,99 euro); colore bianco carta, profumi evanescenti e poco percettibili, poco consistente; il gusto è migliore, c'è un certo fruttato ma si denota una mancanza generale di finezza che non mi fa venire il desiderio di berne assolutamente un secondo sorso. Niente da fare, nessun miracolo in vista. => carenza nella conservazione di massa?

PINOT BLANC Alsazia Henri Ottmann (3,99 euro), colore paglierino tenue, naso inesistente, stanco e poco fine, in bocca molto meglio, fresco e fruttato come dovrebbe essere, ma non con lo stile alsaziano.
Direi che a questo prezzo è meglio prendere un vino sfuso dei colli euganei (per noi che abitiamo vicino).

ENTRE-DEUX-MERS sauvignon Chateau Le Tuileries 2013 (2,99 euro): Non posso gridare al miracolo, nossignore, ma devo dire che questo sauvignon le carte in regola le ha.
Naso piacevolmente erbaceo e fruttato, frutta a polpa bianca. In bocca è coerente e tutto sommato piacevole e rinfrescante.
Compratelo, questo sì !

lunedì 27 ottobre 2014

Simposio d'autunno 2014 assieme alla confraternita della vite e del vino

Ancora una volta la confraternita ha offerto una grande mattinata di studio e riflessioni.

Come ogni autunno da qui a sette anni infatti si riuniscono pensatori, appassionati, studenti e professori per trattare temi relativi principalmente all'enologia e alla viticoltura.

Temi spinosi trattati in questa sede sabato: la qualità della produzione del vino 2014 nel veneto e friuli e la ricerca di metodi meno invasivi per i trattamenti antiparassitari.

Il primo argomento è stato trattato un po' velocemente a mio parere, il professor Fabbro ha elencato con varie slide (il tempo concessogli purtroppo era pochissimo) tutte le statistiche relative alla qualità e ai quantitativi prodotti nelle varie zone.
Tirando le somme, tra calamità naturali e tentativo di ottimismo, la vendemmia 2014 sarà portata alla qualità in bottiglia ma solo lavorando perfettamente in cantina.

 Grande ricerca da parte dei relatori successivi che hanno esposto, in modo tecnico ma mai pesante per la sala, gli esperimenti svolti in varie aziende vitivinicole per tentare di monitorare nuovi sistemi con acqua ossigenata che non inquinano e fungono da antisettici, siamo ancora però in fase di sperimentazione; inoltre le monitorizzazioni svolte per le popoazioni di tignole e tignolette, e di altri insetti devastanti, tra i quali il vettore della flavescenza dorata, ancora imbattuto ospite dei nostri vigneti.

Un plauso anche per i due ragazzi enotecnici che hanno esposto i lavori premiati con una borsa di studio offerta dalla confraternita, il primo (bravissimo a spiegarsi) riguardava l'analisi di un fungo  all'interno del sistema cantina, il Brettanomyces, portatore di odori sgradevoli, e la lunga analisi di tutto il percorso fermentativo dal punto di vista biologico dei lieviti.

VINI DI MONTAGNA - Osterie Moderne 20/10

Ottimo tema, quello proposto ieri sera alle Osterie Moderne, i vini di montagna, in compagnia di colleghi appassionati e competenti.

Diverse le aree rappresentate, dal nord al sud Italia, cominciando dalla Valle D'Aosta, per continuare con l'Alto Adige, scendendo sull'Etna e ritornando infine con i vini di Nino Negri in Valtellina.

Tutti gli assaggi di etichette della Valle D'Aosta finora fatti sono stati generalmente mediamente strutturati (anche sotto la media) e comunque profumati e piacevoli alla beva.
La prima proposta è di un metodo classico, uve Priè Blanc, a dire il vero un po' debole e poco intenso al naso, nonchè corto. A 17 euro a bottiglia mi sembrava eccessivo, sceglierei piuttosto un Franciacorta o meglio ancora un Trento DOC per lo stesso valore.

Segue un altro Priè Blanc, fermo stavolta, ecco, questo sì era buono, bei profumi, anche di frutta esotica ananas fra tutti, minerale evoluto quasi di pietra focaia e anche abbastanza intenso in bocca.
A mio gusto il migliore tra i bianchi aostani, infatti il Petite Arvine non mi ha convinto.

I due rossi erano davvero troppo erbacei e verdi, un cornalin e un gamay.

Continuiamo con i bianchi, passando di zona, siamo in Alto Adige,il weissburgunder di STACHLBURG era molto interessante, immediato con il suo fruttato, fresco e sincero, con una piccola puzzetta tipica dei vini BIO, e contrariamente a quanto ci hanno detto si sentiva la sensazione del legno, che il produttore in scheda riporta con l'aggettivo "barricato".

Tralascio il Kerner di RADOAR con residuo zuccherino, BIO, una "caramella" poco interessante.

Potente, corposo, muscoloso ma comunque facile da bere, il pinot grigio sempre di STACHLBURG, bio anche questo (e si sentiva appena), secco, sensazioni mandorlate e buona frutta matura.
2600 bottiglie prodotte, una nicchia.

La valle d'Isarco non è proprio la zona vocata per il vitigno re dei profumi, il traminer aromatico. Questo Gewurtztraminer di VILLSCHEIDER rimanda alle classiche e benvenute sensazioni aromatiche, senza però stupire particolarmente l'assaggiatore, a 13 euro in enoteca il prezzo è forse un po' eccessivo.

Scendiamo in Sicilia, e risaliamo sul vulcano Etna! Vitigno importantissimo il NERELLO MASCALESE.
Intenso, sapido e tutto sommato equilibrato, il metodo classico di MURGO, dichiarato BRUT, in realtà ha meno di 1 gr/lt di zucchero, potremmo anche definirlo BRUT NATURE. Svolge parzialmente una malolattica ( ! ) per smorzare la grande acidità che fornisce questo terreno, che rende comunque sentori minerali sulfurei. Prima azienda nel credere alla spumantizzazione del Nerello Mascalese.

Senza dilungarmi troppo, i due bianchi di Murgo e Vinibiondi erano davvero interessanti, uve catarratto e carricante principalmente, li avrei acquistati tutti!

Mi dispiace anche saltare Salvo Foti, ma il vino di cui voglio parlare è il MAZER di Nino Negri, produttore di spicco della Valtellina, paradiso della chiavennasca.
Dopo l'esame visivo, tipicamente da nebbiolo, siamo rimasti senza parole per l'olfattivo, ci siamo guardati tutti e abbiamo portato le labbra al calice. Un sorso... ed era quello il vino della serata!!
Colore tipicamente non dotato di antociani, consistente, al naso grande mineralità e complessità, elegante  in bocca esplode subito, intensità pazzesca, radice di liquirizia, cacao amaro e confettura di prugne. Che vino...


domenica 19 ottobre 2014

Evento AIS, il Metodo Classico con Annalisa Barison

Evento importante giovedì sera 16 ottobre, in compagnia dello staff AIS Venezia e di Annalisa Barison, neo presidentessa AIS Emilia Romagna.

Da sempre la conosciamo per la sua grande comunicatività e la sua capacità di trasmettere la passione anche a dei neofiti.

La serata non era facile dal punto di vista degustativo, terminologie differenti, elementi olfattivi originali e molte volte impercettibili, o perlomeno dalla soglia di percezione talmente esile da risultare nascosti e non rilevabili dai più.

Cominciando con il CRUASE' dosage zero 2013, mc rosè. Grande finezza delle bollicine, sensazioni fruttate dolci al naso e in bocca, quasi incredibile visto la mancanza assoluta di liqueur d'expedition.
Pesca, pompelmo, macchia mediterranea, resina. Fresco e persistente.
Come secondo assaggio il SATIN della Monte Rossa, setoso e facile da bere, effervescenza molto cremosa e avvolgente. Si credeva che sarebbe stato il preferito e più facile di tutti, invece è stato abbastanza snobbato.
Alta Langa DOCG, mc blanc de noir, altro assaggio forse meno interessante dei 5 in scaletta, comunque persistente e dai profumi fragranti. Molto riconoscibile la sensazione polverosa tipica del vitigno.
Il mio preferito è stato il quarto assaggio, l'Alto Adige Arunda, Cuvèe Marianna, sboccatura 2014.
A parte il fruttato esotico ben marcato, ananas fra tutti, ma anche il mango, emergevano le spezie dolci in modo evedentissimo, la cannella  e la vaniglia e il miele.
Finale col botto invece con il Ferrari Perlè Nero, metro di paragone per intensità e persistenza con tutti gli spumanti che berrò da ora in poi, potente, deciso, stordisce con tutto il suo bagaglio olfattivo e gustativo. Incredibile.

Serata memorabile che cercherò di scolpire nella memoria con questo post...

Pranzo in compagnia del Duca d'Iseo, Franciacorta brut di Chiara Ziliani


Dopo la serata con Annalisa Barison (della quale parlerò nel post seguente), risulta molto diverso l'approccio ad un metodo classico.
Sicuramente per la maggiore quantità di notizie che ci hanno allontanato positivamente dalla solita terminologia AIS ma anche ha arricchito i già numerosi descrittori olfattivi.

Una delle migliori informazioni che ho memorizzato è la sua esposizione della carbonica, l'effetto che ha una bevanda frizzante appena versata.

Provate anche voi, ad esempio con una coca cola o un prosecco, certo. Sentirete che le bollicine appena versate e molto vivaci formeranno delle colonne di liquido verticali per l'effetto stesso dell'effervescenza.

Queste colonne sono veicolanti dei profumi interni del liquido, rendendo il tutto più evidenziato ed efficacemente profumato.

Oggi a pranzo ho potuto sperimentare queste sensazioni con un Franciacorta brut, il Duca D'Iseo, omaggio del mitico Pietro. Giallo dorato, con riflessi verdolini, oro verde, direbbe la Barison.
Nocciole tostate, lieviti e frutta a polpa gialla, nonchè sensazioni di bosco, muschiate.

Gusto abbastanza intenso e abbastanza persistente, forse la sua unica pecca.

Il problema è che dopo il Ferrari Perlè Nero, cosa posso bere che gli tenga testa??? Ovviamente se sto cercando uno spumante potente....

mercoledì 15 ottobre 2014

Aceto Balsamico Tradizionale di Modena... o ABTM venerdì 26/9 con Garollando

Chi conosce veramente l'aceto balsamico TRADIZIONALE di Modena avrà avuto (fortunato lui) modo di assaggiarlo, ma credetemi, non avrà speso poco per acquistarlo!

Si tratta infatti di un prodotto di eccellenza del nostro Belpaese, che si fa talmente tanto attendere per essere pronto che i costi diventano da prodotto di lusso.

Esistono solamente due tipologie, il 12 anni (che è il minimo di affinamento con il sistema simile al soleras) e il 25 anni.

Ho passato una interessante serata assieme a Garollando a Limena, grazie anche allo staff de "La Cantinetta", accompagnati da vini del "nostro" territorio sono stati presentati diversi piatti con assaggi e prodotti di altissima qualità.

Dai formaggi, l'asiago d'alpeggio, ricotta fresca, monteveronese, agordino, al grana padano e salumi DOP la serata è stata arricchita dall'intervento del produttore, simpatico, anche se un po' logorroico (non me ne voglia) e dalla musica di un gruppo locale, bravissimi a proporre brani dal mood stimolante.

La normale regola per la quale gli assaggi di vini più affinati vengano successivamente a qelli meno invecchiati qui è invertita, in effetti, trattandosi di aceto, risulta più intensamente acidula la versione "giovane" di 12 anni, mentre è più delicata e dolce la controparte di 25 anni.

Pertanto risulta molto azzeccato l'aceto 25 con la ricotta o con il gelato, e più armonico un asiago mezzano con il 12 anni.

Posto dopo quasi un mese, purtroppo sommerso dai vari impegni familiari e di lavoro.

Confido però di migliorare la frequenza prossimamente e poter stappare ancora buone etichette!

giovedì 18 settembre 2014

Un biodinamico dalla Francia e un biologico dall'Emilia Romagna 18/9

Dopo una giornata di lavoro particolarmente difficile oggi non vedevo l'ora di aprire una o due bottiglie.

Sono passato nuovamente all'enoteca da Guggia a Fossò, ed ho addocchiato due prodotti che intendo acquistare quando riuscirò ad avere più spazio a disposizione, un prodotto californiano del regista Fransis Ford Coppola e il "capo di stato" dell'azienda Loredan Gasparini a Venegazzu' (azienda che io e il mitico Pietro abbiamo intravisto passando per il Montello un giorno.).

Aperitivo con Martini rosato, Manzoni bianco della cantina Montelliana e qualche goccio di angostura, ottimo.
A cena costate di maiale, cibo grasso? Vino fresco e sapido, decido di stappare una delle bottiglie biodinamiche certificate Demeter della Borgogna, Le Morandes, azienda Celine et Laurent Tripoz, AOC Macon-Vinzelles, acquistata con Controvino.
Chiuso e dal sentore acescente tipico dei biodinamici capisco che mi trovo davanti ad un vino di difficile interpretazione. Consistente nel bicchiere, vivace e dal colore giallo oro, questo vino non regala particolari emozioni al naso. Entrando in bocca colpisce con la sua incredibile freschezza, siamo al limite della sopportabilità, è tagliente e quasi acidulo.
Pulito nell'assaggio e potente comunque sgrassa e fa un grande lavoro in abbinamento, senza però colpire o stupire.

Dessert in compagnia di canestrelli (li adoriamo) con lo zucchero a velo, stappo un'altra bottiglia, dall'azienda Zuffa, biologica, l'Animi Motum. Un vino ottenuto da uve surmature di albana, rilascia profumi floreali secchi, quasi di camomilla essiccata, ma non raggiunge i sentori balsamici della bottiglia stappata presso la stessa azienda Zuffa qualche tempo fa.
Non è certo un vino dalla dolcezza predominante, anzi, ma assieme ai canestrelli mi è piaciuta.

mercoledì 17 settembre 2014

Orate al forno con patate.... e il VAISS di BEPIN DE ETO



Ricordo ancora anni fa la "pigna" di Bepin de Eto a Conegliano, il loro prosecco Extra dry che abbiamo tanto apprezzato per la sua bevibilità...

Oggi ho voluto cambiare prodotto, ma restando con l'azienda Bepin de Eto. Trattasi del VAISS, spumante extra dry interamente ottenuto da uve Malvasia.
La bottiglia colpisce perchè non è la solita "pigna" o "ananas" nera, ma trasparente, il naso è aromatico e fruttato, frutta matura, pesca bianca e ananas, appare subito la grande vivacita del colore.
In bocca si percepisce chiaramente il residuo zuccherino, ma l'insieme è convincente, vivo, immediatamente godibile.
L'ho abbinato ad un'orata con patate e pomodori, a dire il vero ho apprezzato questo prodotto forse più del loro prosecco (non me ne vogliano gli estimatori!).

Ringrazio per l'ottimo consiglio l'enoteca "il grappolo d'oro" di Fosso' (Ve), grande esperienza e capacità di comprendere i gusti del cliente da parte del sig. Guggia, tornerò presto ad acquistare i prodotti in esposizione.

martedì 16 settembre 2014

Oltrepo' Pavese, azienda Marchesi di Montalto alla Osteria delle 3 lune a Noale






Organizzata dall'Enoteca Le Cantine dei Dogi di Mirano, ieri 11 settembre si è svolta la serata dedicata all'Oltrepo' Pavese, vini dell'azienda Marchesi di Montalto.

Marchesi è il cognome, non sono marchesi, l'equivoco è scontato... L'azienda nasce nel 2005, a Montalto Pavese, unica zona in Italia che si può chiamare "la valle del RIESLING".

Intendiamoci, non il riesling bianco, l'italico, bensì proprio il Riesling, quello con la R maiuscola, l'aromatico (oggi si può dire) Riesling Renano.
Originario della zona della Mosella in Germania, questo vitigno stupisce per la grande acidità e soprattutto per la incredibile capacità di esprimere sensazioni ineguagliabili in confronto ad altri vitigni bianchi.
Potremmo dire che è il re dei vitigni bianchi.

L'azienda Marchesi in questa serata ha proposto 4 suoi prodotti; il metodo classico da pinot nero, il riesling, appunto, il loro pinot nero vinificato in rosso (il base) e una chicca finale, un passito da moscato e riesling.

Presenti anche i piatti dell'osteria delle 3 lune, a mio umilissimo parere molto sottotono in questa serata.

A partire da un antipasto particolare, forse anche troppo dolce, sfoglia di zucca con composta di frutti di bosco (mah) e strudel con formaggio e funghi, accompagnati da un vivace e immediato metodo classico, la cena si è spostata du due primi piatti, entrambi poco azzeccati, risotto di riesling, acidulo e poco amalgamato (però credo sia stato voluto così), e gnocchi speck e panna (troppa panna e troppa farina), l'abbinamento con il riesling risultava poco equilibrato e un po' azzardato (anche se era lo stesso vino usato per cucinare). Un vino comunque realizzato benissimo, con le stesse tipologie dei vini alsaziani, molto residuo zuccherino, grande freschezza e sensazioni minerali di pietra focaia e frutta tropicale.
Piatto forte, un brasato cucinato con il pinot nero in tavola, accompagnato da due colori diversi di polenta e patate... La carne piena di nervi e gommosa... Nonchè il vino poco persistente e dalla struttura inadatta a supportare un piatto così.

Per completare il tutto, il dolce, una torta con la cannella, il passito di moscato e riesling, vera sorpresa della serata e vino da ricordare, colore cipolla caramellata, consistente certo, al naso miele di castagno, caramella d'orzo, sensazioni balsamiche quasi di cardamomo, datteri e incenso, in bocca era intenso, pieno, un assaggio imponente, lo zucchero però faceva la sua comparsa, si potrebbe dire che l'equilibrio era spostato, anche se in modo non così particolarmente evidente.

Ringrazio le cantine dei dogi per questa serata, sono sempre esperienze da annotare, anche se a dire il vero non posso dire che sia stata una serata completamente riuscita.
Complimenti alle cantine Marchesi per i loro prodotti, non vedo l'ora di assaggiare il loro M.C. 72 mesi e il loro pinot nero riserva.

giovedì 11 settembre 2014

GRAN CUVE'E BRUT "HISTORIA", azienda Zuffa

L'azienda Zuffa è un esempio di lavoro attento alle tematiche BIO, e ieri ho assaggiato il loro metodo charmat da uve chardonnay e pinot nero, ma anche in percentuale minore da albana e pinot bianco, si chiama CUVE'E BRUT HISTORIA.
A destra il CUVEE' BRUT, ottimo però anche il loro rosè, mentre non ho assaggiato la prima, il "DOUX"

Strano utilizzare vitigni neutri per una vinificazione in autoclave, davvero, infatti la percezione olfattiva è ridotta a sensazioni di lievito e crosta di pane, il colore supera il paglierino con toni di giallo più marcati, ma non arrivano al giallo oro.
Una volta assaggiato però le cose cambiano drasticamente. Pieno, intenso, anzi, molto intenso, agrumato e dalla buona mineralità, persistente e dalla beva facilissima.

Ottimo con gli aperitivi anche intensi, come delle tartine con crudo e maionese ad esempio, ma è molto riduttivo.

Resterete piacevolmente sorpresi dalla incredibile intensità di questo prodotto, che saprà farvi sorridere dalla contentezza!


martedì 2 settembre 2014

PASSETOUTGRAIN AOC - Domaine Lejeune 03-09


Immagine presa dal web

Stasera ho stappato una bottiglia molto particolare e atipica, il PASSETOUTGRAIN dell'azienda Lejeune acquistato in GAS grazie a Controvino, Pinot nero e Gamay.

Colore non particolarmente ricco di antociani (c'è tanto pinot nero), rubino, vivo, temperatura di servizio forse di un paio di gradi sotto del dovuto, in effetti era chiuso al naso, ma comunque riconoscibile fin da subito una nota vinosa e una bella sensazione fruttata.
In bocca attacca subito il cavo orale con una ottima freschezza e una buona sapidità, non si può certo dire che sia piacione, nè immediato, ben presenti anche i tannini, anche se ben amalgamati e non astringenti. Dopo il primo sorso ci si rende conto della incredibile (per tipologia) persistenza di questo prodotto, che pur avendo una struttura non particolarmente solida, stupisce in questo senso donando al retronasale sensazioni minerali e di frutti di bosco. Ottima la pulizia di ogni sorso, segno di una grande esperienza e bravura dei vinificatori Lejeune dal 1700.
Pensate, la tradizione dell'azienda prevede ancora in parte l'utilizzo della spremitura con i piedi!

L'ho accompagnato con delle salsiccie di pollo e tacchino, pane e insalata con un goccio di aceto balsamico. Piatto semplice, di struttura e intensità medie, vino di struttura debole ma dalla buona persistenza, abbinamento secondo me abbastanza armonico.

Siamo nella Cote d'OR, ma dal prezzo che ho pagato (14 euro e acquistato lì probabilmente anche meno) non sembra proprio.

martedì 26 agosto 2014

Belisario vini - azienda leader del verdicchio di matelica. Acquisto in GAS agg. 11/09/14



Ho organizzato per un gruppo di persone un acquisto tramite internet presso l'azienda BELISARIO vini a Matelica, nelle marche.

L'azienda è TOP del settore nella produzione del verdicchio di Matelica, una chicca DOC e DOCG (nella versione RISERVA).

Hanno numerosi prodotti che sto acquistando, si può definire anche questo un GAS, ammortizzando spese di spedizione e minimi obbligatori (ad esempio i cartoni da 6 o 12 bottiglie).

In totale ho ordinato per il gruppo 128 bottiglie.
Oggi, dopo due giorni dalla consegna ho stappato un ESINO, misto di uvaggi, vino a mio avviso un po' strano, profumi abbastanza intensi di pere e fiori bianchi, più fresco che sapido, quantità di alcool forse superiore al necessario per un vino concepito come "semplice", 12,5% vol.
Non so se lo sceglierei come vino da tutti i giorni, comunque è piacevole, non proprio di facile beva però. (l'ho trovato persino in entoteca PAROLA in piemonte!)

Stappato anche il metodo charmat da verdicchio BRUT, giallo paglierino e effervescenza un po' grossolana, pochi sentri netti, lieviti e un misto abbastanza indefinibile tra fiori e frutta a polpa bianca, è un'uva neutra infatti. Abbastanza fresco, abbastanza sapido, abbastanza persistente, tutto abbastanza insomma. Un prodotto medio che per un veneto risulta difficile avendo prosecchi molto più gradevoli allo stesso prezzo anche senza sconti. Inoltre la sensazione amarognola risulta un po' invadente inizialmente, per concludere con un finale tutto sommato piacevole come di frutta acerba ma gustosa, come una mela verde.

Resta ancora da assiaggiare il prodotto TOP, il CAMBRUGIANO RISERVA.

Aggiornamento: il 10 settembre ho assaggiato il cambrugiano, vino dal colore paglierino pieno, quasi dorato, consistente, e vivace. Al naso spicca su tutto una grande mineralità, adornata da sensazioni di frutta esotica e fieno. In bocca è caldo, morbido e vellutato, ma la mineralità si ripresenta imponente, accompagnata da una freschezza abbastanza presente.  Intenso e persistente, l'unica pecca è che percepivo eccessivamente la mineralità, ma a dire il vero, con una pizza al formaggio e scamorza affumicata potevo anche aspettarmelo!!
Meglio sarebbe stato con un prtimo piatto con salsiccia e funghi...

sabato 23 agosto 2014

Visita alla cantina Callegari Roberto

Giornata di tregua dal maltempo ieri, trascorsa nel montello, precisamente presso l'azienda Callegari Roberto, piccola cantina, che però è riuscita recentemente a stupire per il suo Asolo Prosecco.

Tanto che è stata selezionata da una giuria di ristoratori come prodotto d'eccellenza, infatti il loro prosecco ha adesso il bollino di selezione.

Immagine tratta dal web
Bellissimo perlage, bollicine numerose, fini e persistenti, quasi incredibili per uno charmat, profumo distintamente riconoscibile, chiaramente un prosecco. Non si può dire sempre, davvero. Pera abate, mela verde, nessuna sensazione negativa, facile da bere, freschezza buona e bilanciata, inoltre ottimo rapporto qualità prezzo, siamo sotto i 4,50 !!

L'azienda produce anche diverse altre tipologie di vino, dall'uvaggio bordolese al marzemino dolce, inoltre hanno anche pinot nero (unicamente vinificato in bianco per l'aggiunta nel disciplinare del prosecco).

Brava gente, spero di avere occasione di tornare a ritrovarli, ho acquistato da loro anche un prosecco colfondo, che per quanto sia un prodotto ultimamente molto "di moda", di solito non mi piace particolarmente.

mercoledì 13 agosto 2014

Due vitigni veneti, PINELLO e RECANTINA agg. 22/08

I vitigni autoctoni sono il vero patrimonio dell'Italia, la nostra risorsa vitivinicola.

Gli sforzi encomiabili dei produttori sono da riconoscere, a volte mantengono delle vigne solamente per tradizione o per caparbia, più che per reale piacevolezza dei vini da essi prodotti.

Oggi parlerò di due casi invece che riscontrano il gusto del pubblico senza essere fastidiosi o difficili da comprendere.

In primo luogo si tratta della RECANTINA, vitigno rosso  autoctono della zona del montello, prodotto dall'azienda SERAFINI E VIDOTTO, produttrice dei ben più conosciuti PHIGAIA e ROSSO DELL'ABBAZIA (che ho acquistato e non vedo l'ora di assaggiare).
Vino rosso rubino con riflessi porpora, vinoso, fruttato, molta frutta fresca a bacca rossa, tannico, un tannino verde ma ben amalgamato con la buona dose di alcool presente (13%), che rende il tutto piacevole ed abbastanza equilibrato. Pecca molto in acidità, infatti credo che non potr superare i tre anni di invecchiamento. Inoltre questa era l'annata 2013, dichiarata dal produttore Francesco un'annata secca. Aspetterò per aprire l'annata 2012, che ho acquistato, per capire come evolverà.
In abbinamento con piatti untuosi, sughetti con olio ma non troppo impegnativi.

Concludo con il PINELLO, regalatomi dal mitico Pietro, vitigno bianco originario del Friuli, ma ormai da anni coltivato solamente nei colli euganei, azienda PARCO DEL VENDA, zona del col del Venda, terreno dalle caratteristiche particolari.
Colore giallo paglierino vivace, consistente, sensazioni vegetali come di germoglio di soia, salvia, fiori bianchi, CALDO, non ci credevo quando ho visto che aveva 13,5 gradi alcool. Un paio di bicchieri dell'uno e dell'altro e comincia a dare subito alla testa!
I produttori lo consigliano per antipasti ma mi sembra in realtà un vino dalla struttura più solida, può affrontare anche piatti di pesce con buona struttura.


Dedico il mio centesimo post al compianto attore Robin Williams, che ci ha prematuramente lasciato. Ciao grande giullare, ci hai sempre proposto un cinema di qualità superiore e sempre interessante.

sabato 26 luglio 2014

Ritorno a Dozza, Enoteca regionale dell'Emilia e azienda Zuffa - agg. 29-7

Bella giornata di sole oggi, occasione perfetta per visitare cantine!

In compagnia del mitico Pietro siamo andati a ripercorrere la via di Dozza, carinissima cittadina colorata e medievale vicina a Imola.

Premetto che questa zona è tanto particolare che non sembra neanche di stare in Emilia Romagna bensì in Toscana, tanto sono belle le colline e le rocche medievali.

Foto tratta dal web - Rocca Sforzesca di Dozza, sede dell'Enoteca Regionale dell'Emilia Romagna
Una brevissima visita da Branchini per il solito pignoletto (profumatissimo e ottimo da tutti i giorni) e ci rechiamo presso l'Enoteca Regionale dell'Emilia Romagna, situata nelle cantine della Rocca Sforzesca.

Davvero una sorpresa per chi non conosce questo paesino, trovarsi di fronte una imponente struttura medievale, e che piacevoli i muri di tutta la cittadina, pieni di dipinti e affreschi!

Nelle cantine siamo accolti da Maurizio, responsabile dell'Enoteca, che ci ha guidato nella scelta di alcuni vini locali, ho scelto un Montuni, un Ortrugo (lo adoro) e un Famoso SPUMANTE CHARMAT (vitigno ...poco conosciuto dai più!)

Considerato che avevamo ancora tempo ci siamo fermati pochi km più avanti presso l'azienda certificata biologica ZUFFA, gentilissimo e molto competente il titolare Augusto, ci ha accolto, anche se fuori orario, con assaggi di formaggi stagionati e ha aperto diverse bottiglie...

Prima di tutto un Pinot nero ROSE' DRY, dal colore rosa tenue ma venato da riflessi aranciati, direi un rosa salmone, perlage finissimo, persistente e la quantità delle bollicine era ipnotizzante, come una nuvola che si apriva in una miriade di catenelle. (a dire il vero raramente ho visto un perlage di questa qualità)
Belle sensazioni di ribes e fragoline di bosco, oltre alla consueta sensazione polverosa del pinot nero, in bocca era dolce ma aveva tutta una sua personalità, equilibrato, ma anche atipico, davvero un bel vino.

Continuiamo con un pignoletto frizzante, fresco e semplice, forse il meno divertente dei vari assaggi, per proseguire con una vendemmia tardiva di Albana, incredibilmente caratterizzata e potente. Canditi e datteri disidratati, note speziate e accenni balsamici, con il formaggio stagionato era un abbinamento sinergico.

Ultima bottiglia, a nostro avviso la migliore della serata, un sangiovese in blend con uve canaiolo, grande al naso con note di geranio, chiodi di garofano, noce moscata, cannella, tabacco da sigaro, confettura di prugne, e una bella sensazione mentolata. Ottima la morbidezza data anche dal canaiolo, vellutato e setoso il palato e lunga a persistenza.
Vino che può reggere benissimo il confronto con certi amarone di 4-5 anni.
Ricordo che tutti i vini di Zuffa sono BIO e nessuno di questi ha la classica "puzzetta" fastidiosa per molti, segno che si può fare questo tipo di vini senza per forza dover trovare qualità abbastanza fini al naso.

Va detto, alla fine, che tutti i vini dell'azienda Zuffa hanno un denominatore comune: sono vini di forte personalità e carattere, assolutamente non uniformati.

Grazie Maurizio e Augusto per la vostra gentilezza e disponibilità, ci faremo vivi sicuramente per altre degustazioni...

martedì 22 luglio 2014

ERZETIC, produttore sloveno, ospite presso l'OCA BIANCA di Mirano, serata del 17 luglio

Incuriositi dalla serata organizzata dall'Enoteca dei Dogi a Mirano, abbiamo partecipato alla degustazione dei vini di questa azienda, Erzetic.

Presente il figlio del produttore, giovanissimo, che ha descritto brevemente ma in modo mirato i vari vini presenti per la serata.

Iniziando con un SIVI PINOT, ossia Pinot grigio, 2013, colore giallo paglierino non proprio vivace, minerale, un po' fumè, temperatura di servizio troppo alta a dire il vero. Nella glacier la parte bassa era molto meglio. Caldo sicuramente per la quantità di alcool, 13%.
Finale piacevolmente fruttato e devo dire di una certa persistenza.  Peccato per la mancata esuberanza, di certo avrebbe dovuto avere maggiore acidità.
Abbinamento con salmone affumicato decurato da fiori eduli (più belli che realmente aromatici), abbinamento abbastanza armonico.

La rebula è un vitigno tipico di quelle zone, noi la conosciamo come RIBOLLA GIALLA, questa di Erzetic nello specifico è volutamente prodotta in modo semplice e completamente dedicata alla bevibilità.
Intensità carente al naso, fruttato e floreale, finale leggermente agrumato. Stranamente vince l'abbinamento con i crostacei, dico così perchè in realtà la struttura non è debole.

Il sauvignon ha diviso le opinioni. Se da un lato la franchezza di peperone verde (il produttore ha divhiarato peperoncino verde!) era palese, è anche vero che la bevibilità era ottima.
Pertanto dovremmo penalizzarlo perchè atipico per un tradizionale sauvignon, così monocorde, nonchè ottenuto molto probabilmente con lieviti selezionati che forniscono queste sensazioni.  A me (anche se un degustatore non dovrebbe sbilanciarsi) è piaciuto.
L'ho pensato in abbinamento ad una fajita di pollo con peperoni verdi... Subito mi è venuta l'acquolina!
foto presa dal web, anfore cotenenti vino in affinamento

Arriviamo finalmente all'ospite più atteso della serata, il vino anforato (ovviamente da anfore Georgiane). Come tutti gli anforati mi aspettavo un vino dalla marcata ossidazione, invece questa risulta assente, inoltre il colore aranciato vivace non trova coerenza all'olfattivo.
Un po' delusi insomma, ci si aspettava un prodotto più identitario, con maggiore carattere.
L'azienda produce altri due anforati, un rosso da cabernet sauvignon ed un pinot grigio.

Finale col botto, didattico e inaspettato, uno ZWEIGELT vinificato in bianco, vendemmia tardiva, quasi un ICEWINE, da un'azienda austriaca. Tipologia BEERENAUSLESE, del 2006.
Canditi, buccia d'arancia, mostarda, zafferano, colore davvero particolare, ambrato, con riflessi rosso rame.
Equilibrio spostato sulle morbidezze, a dire il vero, grande quantità di zucchero residuo, anche se presente una più che discreta quantità di acidi fissi.

Bella serata e bella compagnia, peccato solamente per la pioggia!

giovedì 10 luglio 2014

Cena romantica "DA PRIMO" a Fiesso d'Artico - Franciacorta Ca' del Bosco brut prestige cuvèe

Ieri sera, prima dell'acquazzone, abbiamo optato per una serata romantica presso la trattoria da Primo a Fiesso d'Artico.

Locale che ha recentemente cambiato gestione e rinnovato gli interni (storicamente prima era trattoria da Mion); specialità pesce.

Abbiamo accompagnato all'antipasto di capesante scampi e mazzancolle (nonchè con la grigliata mista) un FRANCIACORTA CA' DEL BOSCO BRUT PRESTIGE CUVEE, sboccatura 2013, proposto sempre con la velina arancione che protegge dai raggi del sole l'integrità del prodotto.

Bottiglia importante, ho voluto un po' strafare, ma ogni tanto si può fare! Quello che colpisce sono i ricarichi del ristorante, se si trova normalmente tra i 24-27 euro quanto lo pagherò, 40-45 ho pensato... Poi sono diventati 50 ma mi ha fatto lo sconto (forse perplessa dalla mia espressione) e alla fine l'ho pagata 40 euro.

A parte la fredda considerazione capitalista posso dire che il prodotto è nelle mie corde, colore giallo paglierino con riflessi accennati di ottone, perlage fine e persistente, naso vivace, frutta esotica, ananas, melone verde, mineralità di sasso, poi si aprivano sensazioni terziarie di fieno e fiori secchi. Coerente al palato, fresco e abbastanza sapido e persistente, lungo e bello il finale fruttato, con un vago accenno amaricante (non è per gli amanti della sensazione ammandorlata).

Insomma, armonico, io lo collocherei, premiandolo su intensità e persistenza, aspetto e qualità gusto-olfattive, intorno ai 90 punti, un ottima etichetta ma molto cara e abbastanza fuori portata ...in ristorante.  Ah un consiglio... fatevi togliere la velina arancione protettiva, coreografica ma poco funzionale visto che si riempie di acqua nel secchiello e poi versare diventa impossibile senza bagnarsi.

Comunque il giudizio sul locale resta buono, torneremo sicuramente, anche perchè non abbiamo ancora provato i primi!

mercoledì 2 luglio 2014

Moscato di Noto - rarissimo passito siciliano

Devo ringraziare Giancarlo per la possibilità che ci ha concesso ieri di assaggiare un vino tanto raro quanto sorprendente, il MOSCATO di NOTO (annata 2010), azienda Rio Favara (http://www.riofavara.it/it).

Questo nettare è prodotto da pochissime aziende solamente in provincia di Siracusa, da uve Moscato bianco (e moscatella in questo caso, scrive il produttore).

Dal sito dell'azienda
Nel bicchiere, constatata la rassicurante brillantezza e la buona consistenza (per tipologia), abbiamo notato che aveva sorpassato le note ambrate, sfociando in note terrose di ocra arancio scuro.

Immediatamente al naso si percepiva che sarà stato un assaggio importante, ventaglio caleidoscopico di sensazioni non immediatamente riconoscibili, andavano scoperte pian piano con l'aprirsi del bouquet.

Sensazioni marine, quasi di alga (non è un difetto!), anche se vogliamo terrose, balsamici effluvi di eucalipto, tabacco biondo, petit four e agrumi canditi, albicocche e datteri disidratati, ma soprattutto una leggera ma sempre presente sensazione resinosa.

Grandissimo equilibrio nell'asse acido-zuccherino (80 gr/litro di zuccheri residui), assaggio di un'armonia commovente e evocativa, finale lungo, raccontava immagini di spiaggia al tramonto, seduti a fianco della persona amata e pregustando in anticipo i bei sogni che verranno!

sabato 21 giugno 2014

Pojer e Sandri, Spumante Extra brut

Ringrazio il piccolo Mattia che mi ha regalato per il mio compleanno una bottiglia difficile da trovare dalle nostre parti, in riviera, e stranamente presente in una piccola enoteca in centro a Fiesso d'Artico.

Ho avuto già modo di assaggiare un prodotto di questi ottimi vinificatori, Pojer e Sandri in Trentino, il MERLINO, ottimo con il cioccolato fondente.

In questo caso stiamo parlando di un metodo classico dei più tipici, da uve chardonnay e in parte da pinot nero.
Immagine dal web

Ottone brillante, perchè non era dorato, ma mancava davvero poco! Sboccatura 2011, vendemmia in cuvèe 2007-2008, perlage abbastanza fine ma persistente e "a fungo"; lieviti e crosta di pane immediati, poi si aprivano delle sensazioni speziate, come di curry, e una bella nota agrumata; fieno e fiori secchi.
In bocca è secco, tagliente, fresco e pungente, abbastanza sapido e coerenetemente rinnova le sensazioni agrumate, direi di chinotto, arancia amara, infatti una piacevole sensazione amaricante accompagna l'assaggio, che comunque è esplosivo e persistente.

L'ho provato con degli gnocchetti al sugo d'astice, che impastavano la bocca, subito ripuliti da ogni sorso, bell'abbinamento.

Il prezzo comunque mi sembra un po' da champagne più che da metodo classico italiano, in ogni caso ottima bottiglia.