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martedì 20 maggio 2014

Malvasie - tipicità assente. 20-05 - agg. 21-05

Lo scopo di una degustazione incentrata su un vitigno qual'è?

Verrebbe da dire, senza tanti ragionamenti, l'approfondimento, la comprensione di un vitigno, o almeno questo vorremmo tutti, no? La tipicità dei riconoscimenti, per futura memoria....

Ieri sera alle Osterie Moderne questo è mancato.

Innanzitutto molti vini erano "costruiti", lieviti selezionati troppo distanti dalle sensazioni primarie richieste da una malvasia aromatica, e anche nei casi in cui non lo erano, il prodotto era atipico per il genere; poi l'ordine di degustazione.... altalenante e impreciso, per non parlare delle temperature di servizio troppo basse, i vini erano imbalsamati, ghiacciati, chiusi dal freddo.

Grappoli di malvasia - sito alimentando.it
Forse tra le prime assaggiate, quella di Torre Fornello aveva i sentori primari più facilmente riconoscibili e tipici.
La malvasia di Russiz ricorda il collio, grandi profumi, finezza ed eleganza, un po' "acquoso" il finale, se mi concedete il termine, aveva poco di malvasia, e forse lieviti troppo specifici, bosso e frutta, quasi di sauvignon.

Sirk e Kante non hanno emozionato e neanche "il Carpino", che sulla carta invece era conclamata.

Le attese per la malvasia di Schierano ? Deluse anche quelle, sbilanciatissimo negli zuccheri, una caramella stucchevole e improponibile, anche se a naso percepivo un bel floreale di glicine.

L'esempio fra tutti che ha colpito sia pro che contro è stato il vino "arancione", la malvasia bianca Accamilla della Basilicata. China, rabarbaro, sentori di fieno, fiori secchi, estrazioni spinte da una macerazione di un mese sulle bucce, un po' alla Radikon. Duro, aggressivo, rischioso se vogliamo.
Divide le opinioni perchè è un vino DIFFICILE, dannatamente difficile. Portatelo ad una cena tra amici e vi spareranno col fucile, portatelo però a dei sommelier e probabilmente apprezzeranno.
Perchè?
La sua schiettezza e pulizia, anche nel finale. Nessuna "rasposità" o imprecisione, finale pulito e lieve, per nulla spiacevole. Ecco, è un vino da ABBINARE, non osate berlo da solo, a meno che non siate masochisti.... o sommelier.

Infine nomino due passiti, il D'Amico, ossidato, marsalato e un po' forzato, volatile veicolante dei profumi e generalmente molto apprezzato a chi ama questo tipo di prodotti, ben bilanciato, dolce e un po' sulfureo, io ho preferito l'ultimo di Colosi, forse perchè finalmente ho avuto la piena percezione dell'aromaticità della malvasia. Quello sì, aveva il sentore del granello d'uva, quasi una moscata.

Ma eravamo lì per quello anche, no? Generalmente posso dire che le Osterie Moderne possono fare di meglio, lo hanno già dimostrato. Per ora resta un po' l'amaro in bocca per non aver assaggiato nessun prodotto emozionante.

sabato 17 maggio 2014

Controvino acquisto in "GAS" martedì 13/5

Acquisto emozionante oggi a Controvino, Giacomo è tornato da poco dalla Borgogna e non potevo non aprofittare dell'occasione per prendere qualche chicca!

In certi casi dovrò aspettare, terrò ben conservate le bottiglie di pinot noir... Invece berrò presto l'aligotè, sono anche a corto di bianchi , in effetti ho tanti rossi e dolci... Ma con il caldo ne consumo meno in effetti.

Ecco le bottiglie:
- Les Morandes, azienda TRIPOZ , Chardonnay (demeter), zona Maconnais
- Chant de la Tour , azienda TRIPOZ, Pinot Noir (demeter), zona Maconnais
- Bourgogne Aligotè azienda DIDIER MONTRACHET (demeter) a Pommard, se non erro
- Bourgogne Pinot Noir azienda DOMAINE LEJEUNE a Pommard, vicino a Beaune, nella COTE D'OR, vendono solo i prodotti giovani, si tengono le "riserve", questo vorrei conservarlo
- una chicca, il PASSETOUTGRAIN AOC sempre di DOMAINE LEJEUNE a Pommard, vino vinoso, potremmo dire quasi un novello (quasi perchè inizia con una carbonica, poi completato con una normale alcolica), potrei berlo subito o conservarlo, lo berrò comunque con piatti non particolarmente intensi o speziati

E' molto interessante il concetto della valorizzazione delle piccole realtà, i vignerons sono liberi di esprimere la loro idea di prodotto senza dover sottostare a rigidi protocolli di marketing e di ricerca di target e altre strategie. Così facendo il terroir si esprime completamente, e i contadini diventano artisti.

Cena a base di baccalà da Sandra 16/5

E' giusto ricordare le serate riuscite, e la Sandra, ottima cuoca, ci ha preparato ieri degli ottimi piatti a base di Baccalà acquistato a Barbarano Vicentino.

Bella la tavola imbandita con un centrotavola di crudità ben disposte, sedano, peperoni e carote; a sorpresa compaiono du ebottiglie di Pieropan, assieme agli antipasti, LA ROCCA e il CALVARINO.

Voul-au-vent ripieni di verdure e crostini di baccalà, affiancati da un'insalata russa fatta in casa, molto saporita, questi erano gli antipasti, che sposavano perfettamente con il CALVARINO, ottimo naso, profumato, floreale, di glicine e fiori bianchi, frutta matura (è un 2012) e tanta mineralità che rendeva il bouquet complesso. In bocca la beva è molto facile, è finita la bottiglia quasi subito! Devo dire che non si percepiva molto il tenore alcolico, grazie al bell'equilibrio, 12,5% vol.
Resto invece stupito per LA ROCCA, naso chiuso, tanto alcool, (ma solo mezzo grado in più) e tanta mineralità. Abbastanza intenso, nel senso che era proprio timido, poi esplodeva nel palato, il mango, la sensazione rocciosa, calcarea. Abbinamento non corretto con gli antipasti, ma a mio avviso non una bottiglia felice.

Si procede con il piatto principale, il baccalà alla Vicentina, succulento e saporito, comunque di una buona aromaticità; per tradizione abbinato ad un TAI rosso di un'azienda locale, piccolo produttore, di cui ancora ignoro il nome (ma lo sto cercando), che ha realizzato un buon vino, per quanto semplice, porpora, naso pulito, schietto, vinoso, violetta e frutta come more e ciliegie. Tannini inesistenti o leggerissimi, perfetto abbinamento. Faccio il BIS di baccalà e vino, subendo le ire della Stefania, si devo ricominciare a fare esercizio!!!!

Ho portato con me una bottiglia di anforato georgiano da uve rkatsiteli, voglio sentire l'opinione di tutti, visto che è un prodotto un po' controverso.  Fra tutto emerge il bellissimo colore, dorato carico, anzi, come suggerisce Sandra "topazio" brillante. Profumi diversi dai soliti, medicinale, iodio, cappero, sensazioni ossidative non così marcate come la lavorazione dovrebbe intendere (ricordo che fa 5 mesi di  anfora di terracotta interrata e 8 mesi di rovere). In bocca è intenso, entra una frutta stramatura, mela cotta, una buona acidità che controbilancia e un finale piacevole. Forse delude un po' la persistenza, chiude abbastanza velocemente, 5-6 secondi, forse comincia la sua discesa, infatti è un 2009!!

Per finire il mitico Pietro ha portato un cabaret di bicchierini di mousse assortite, deliziosi, accompagnati da un PASSITO DI PANTELLERIA di FLORIO, ancora giovane, del 2012, infatti il colore non aveva ancora raggiunto le note ambrate che solitamente sono tipiche dello zibibbo affinato, possiamo dire dorato con riflessi ambrati. Naso elegante, subito l'albicocca in marmellata, anche disidratata, il fico secco, agrumi canditi, scorze d'arancia, spezie esotiche, il cardamomo e una nota balsamica evidente che si fa sentire costante, rendendo tutto l'insieme un bouquet attraente e ampio. In bocca è dolce sì, forse leggermente troppo dolce, a mio avviso era leggermente sbilanciato sulle morbidezze, ma altri non erano d'accordo, quindi nel complesso un vino eccellente.

Dopo una cena così altro che corse, dovrò digiunare un mese!!!!

lunedì 12 maggio 2014

MONDOVINO - film di Jonathan Nossiter

Dopo aver sentito parlare di questo documentario del 2004, incuriosito, ho cercato di recuperarlo dappertutto, poi mi sono deciso e l'ho acquistato via internet.

Il regista ha viaggiato IL MONDO, Francia (ovviamente, è francese!), USA, Argentina, Italia (toscana, a Bolgheri, e in Sardegna a Bosa), Brasile, e a Londra, non per un vigneron, ma per la casa d'aste Crhistie's.
www.isoladelcinema.com

Il film è tutto girato in lingua originale, inizialmente si parla con Rolland, l'enologo più famoso al mondo, che se non lo si conosce, sembra anche simpatico; poi via via si fanno strada piccoli o medi produttori schiacciati da produttori GIGANTESCHI che vorrebbero fagocitare le microproduzioni a favore di una globalizzazione del gusto decisa dal critico Robert Parker.

La parola chiave del film è "microossigenzazione", tecnica chiesta da Rolland come ideale per produrre vini di qualità mondiale, si ma così i tannini reagiscono legandosi in catene, polimerizzandosi e diventando subito "vecchi", mettendo il vino in pericolo di non riuscire a sostenere l'invecchiamento...
Vini "bluff" che svaniscono facilmente e perdono d'identità e persistenza. Vini fotocopia.

Fa i brividi sentirlo dire che se qualcuno lo chiama (Rolland, intendo, e lo paga profumatamente) qualsiasi territorio sotto la sua consulenza può produrre un grande vino, in pratica non esiste il terroir, anche se non lo dice secondo me lo pensa.
Ed è qui che sbaglia, perchè i francesi sanno che il "terroir" non è riproducibile; il genius loci, l'insieme delle caratteristiche ampelografiche, del clima e del lavoro dell'uomo. Come diceva Veronelli : "il canto della terra e l’anima del vignaiolo".

Da parte mia, non comprerò mai una bottiglia di OPUS ONE (Mondavi), nè di ORNELLAIA (Frescobaldi e Mondavi) o del MASSETO, che a parte il prezzo inutilmente esorbitante, senz'altro saranno potenti, fruttati e vanigliati, con tanto colore e tannini vellutati, ma con queste premesse, standardizzati.... Meglio un borgogna sincero e DRITTO, anzi mi bevo un buon vino italiano, tiè.
Come fa Parker a dire che un vino "scarico" di colore è valutabile meno di uno carico?
E allora i grandi vini da nebbiolo? I vini di borgogna? Cosa c'entra il colore? 

A proposito, sempre nel film, ad Aniane, in Linguadoca, un neo sindaco comunista ha negato il permesso ai Mondavi di ampliarsi...  A volte gli ideali trionfano.

Sensibilità nella società - spunto di riflessione, tratto da Giacomo Tachis

Leggendo "Sapere di Vino" di Giacomo Tachis, mi sono imbattuto in uno spunto di riflessione che mi ha fatto ritornare bambino.

Va detto innanzitutto che prima di ogni altra cosa il Maestro Tachis è un enologo, cosa che traspare chiaramente dal suo libro, dalle profonde conoscenze della chimica e microbiolgia del tanto amato prodotto della vite. Questo lo rende agli occhi di un sommelier un po' freddo, meno poetico, ma comunque sempre fortemente appassionato.

Nel libro ragiona sul fatto che le giovani promesse, i nostri bambini e ragazzi, non sono sufficientemente a contatto con la natura e la cosa è sacrosanta. Potreste chiedermi cosa c'entra con il mondo del vino? Centra perchè la sensibilità olfattiva si sviluppa molto da bambini.
Vale tantissimo l'esperienza immagazzinata da piccoli, resta impressa in modo indelebile.
Oggi per fare un esempio ho mangiato una mora. Non di quelle del supermercato, messicane, gonfie d'acqua e carnose, ma insapore; bensì di quelle raccolte proprio dietro casa da un gelso sulle rive di un fossato. Aspre in certi casi, piccole e imperfette, ma saporite e anche succose.
Il ricordo dell'infanzia è emerso subito, nitido, quando da bambino andavo a pesca con mio padre, che con la fiocina lunga portava a casa sempre qualche bella preda. Il gelso era sempre pieno di more mature (o almeno così i miei occhi di ingenuo bambino lo vedevano).
Il sentore di mora me lo ricordo proprio grazie a quel particolare ricordo.
More da gelso dal sito amando.it

I pargoli di oggi invece non si interessano delle piccole cose. Sono per loro superflue e scontate, direi quasi  un contorno poco interessante. Un albero vecchio, una tana di un animaletto, un nido, no è meglio il telefonino, ci sono i giochini gratis su internet. Per non parlare delle vecchie tradizioni di famiglia che ormai vanno dimenticate lentamente...

I ricordi che abbiamo sono sempre legati a sensazioni forti, che ce li scolpiscono nella mente.

Pertanto mi viene da riflettere, riusciranno a essere sensibili e avere nostalgia e rispetto per il loro passato, oppure vivendo alla giornata diventeranno insensibili e di conseguenza meno completi come persone?
Portate fuori i vostri bambini e soffermatevi ad ammirare con loro le piccole cose, è giusto così!

mercoledì 7 maggio 2014

LOIRA - vitigni autoctoni e mineralità ricercate 28-4

Quando pensiamo alla Loira ci vengono in mente i castelli, la bellezza del luogo, i vigneti, e perchè no, lo CHENIN BLANC!

Grande protagonista della serata, bottiglie buone ma anche meno buone, a dire il vero diversi erano chiusi, ma potenti in bocca.

Avete mai sentito parlare del rarissimo ROMORANTIN ? Beh la bottiglia in degustazione stasera costava 59 euro, ma era una magnum e va tenuto presente che il prezzo si maggiora dei ricarichi dell'importazione (si ridurrebbero pensate di circa un terzo!).
Vitigno SCONOSCIUTO, presente solamente in una AOC, AOC Cour-Cheverny, che ammette unicamente 100% romorantin.
Strano naso, qualcosa di diverso e atipico, un vino marino, con sensazioni di erbe mediche, poco fruttato, ma sorprendeva in bocca. 
http://www.francia-immobiliare.com/regions/pictures/Pays-de-la-Loire1.jpg
Uno degli innumerevoli castelli della Loira, tratto da francia-immobiliare.com

Vorrei ricordare qui anche il Savennières Arena 2012 della DOMAINE RENE' MOSSE (è la zona di Joly per intenderci), gran prodotto, secondo me il migliore della serata, CHENIN BLANC potente all'assaggio, caldo, morbido, ma anche fresco e dotato di buona sapidità percettibile nel finale lungo; bellissimi fiori bianchi ma anche frutta fresca, albicocca, grande finezza.

Deludono i POUILLY FUME', ne ho assaggiati proprio di "boisè", ma non è questo il caso, probabilmente sviluppano i sentori affumicati con l'affinamento e questi erano 2012 e 2011 e un anno in più si apprezzava senz'altro meglio. Decisamente molto più convincenti in bocca che al naso, bouquet chiuso e timido.

Altri due ottimi vini a mio avviso il VOUVRAY sec "LA DILETTANTE" (strano che comincino ad usare nomi italiani nei loro vini...) 2012, grande mineralità e persistenza, forse "troppo chiaramente " uno CHENIN BLANC, Nicolas Joly non sarebbe contento! Cito infine il SANCERRE BLANC 2012 DOMAINE GERARD FIOU, unica sua pecca devo ammetterlo (ma mi è tanto piaciuto!) è il finale perchè chiude con meno eleganza dei colleghi, parlo dei POUILLY FUME', essendo ovviamente tutti prodotti con SAUVIGNON BLANC.
http://www.terroir-france.com/picts/loire_map.gif
La LOIRA, vedete Muscadet, Vouvray, Saumur, Sancerre e Pouilly. Savennières è in Anjou

Concludo con due considerazioni: innanzitutto mancava quella "mineralità emozionante" che mi aspettavo molto più presente, soprattutto quando mi parlano di pietra focaia (tracce) oppure iodio (il romorantin era il migliore, ma non è proprio una bandiera della zona...) inoltre i prezzi sono proprio troppo alti, siamo tra i 17 euro ai 34, lasciando gli estremi del romorantin e del Muscadet, che non ho nominato perchè non all'altezza di precedenti esperienze. I costi di importazione massacrano gli appassionati della Francia...