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sabato 21 giugno 2014

Pojer e Sandri, Spumante Extra brut

Ringrazio il piccolo Mattia che mi ha regalato per il mio compleanno una bottiglia difficile da trovare dalle nostre parti, in riviera, e stranamente presente in una piccola enoteca in centro a Fiesso d'Artico.

Ho avuto già modo di assaggiare un prodotto di questi ottimi vinificatori, Pojer e Sandri in Trentino, il MERLINO, ottimo con il cioccolato fondente.

In questo caso stiamo parlando di un metodo classico dei più tipici, da uve chardonnay e in parte da pinot nero.
Immagine dal web

Ottone brillante, perchè non era dorato, ma mancava davvero poco! Sboccatura 2011, vendemmia in cuvèe 2007-2008, perlage abbastanza fine ma persistente e "a fungo"; lieviti e crosta di pane immediati, poi si aprivano delle sensazioni speziate, come di curry, e una bella nota agrumata; fieno e fiori secchi.
In bocca è secco, tagliente, fresco e pungente, abbastanza sapido e coerenetemente rinnova le sensazioni agrumate, direi di chinotto, arancia amara, infatti una piacevole sensazione amaricante accompagna l'assaggio, che comunque è esplosivo e persistente.

L'ho provato con degli gnocchetti al sugo d'astice, che impastavano la bocca, subito ripuliti da ogni sorso, bell'abbinamento.

Il prezzo comunque mi sembra un po' da champagne più che da metodo classico italiano, in ogni caso ottima bottiglia.

Emozioni a Jesolo

Le serate riuscite si fissano nella memoria indelebili; ieri sera ne ho trascorsa una a Jesolo in compagnia di amici e colleghi sommeliers.

La via pedonale piena di vita, la musica, la bella compagnia e l'ottima cucina hanno fatto da cornice (come se non bastassero da sole!) alla tela più attesa per noi appassionati, cioè una serie di etichette che raramente possiamo trovare nella stessa cena.

Non racconterò come abbiamo trascorso la serata, perchè trovo corretto ricordare privatamente le emozioni vissute ma trascrivere solamente le esperienze enologiche, più tecniche e difficili da imprimere nella memoria.

Francia e Italia i paesi toccati, siamo partiti con un ottimo Cremant, colore giallo paglierino con note auree, abbastanza pungente l'effervescenza, bella fragranza, sensazioni citrine e buon abbinamento con gli antipasti fritti.
Ancora Francia con l'Aligotè BIO che ho acquistato tramite GAS, leggero e vagamente amaricante, quasi di lime, finale corto però per il risotto di mare, che aveva una più che discreta sapidità.
Siamo tornati poi in Italia con una buona Ribolla gialla, più morbida ed equilibrata, calda, forse percepita più del dovuto (12,5%).

Dolce, entra in scena Elisir Gambrinus, uno dei grandi protagonisti della serata, addirittura supera il tiramsu, pur se rinforzato con pezzetti di cioccolato fondente. Confettura di amarene, tanto alcool, 27 gradi, struttura da vendere, un porto praticamente anche se si trattava di un vino liquoroso di raboso.
Spezie nel finale, dolci ma anche pungenti, come di chiodi di garofano e anche cannella. Purtroppo a questo punto la lucidità stava scemando, quindi non sono riuscito a soffermarmi più approfonditamente. Qualcuno ha tentato il paragone con l'Agricanto di Paladin, prodotto che a me continua a piacere, ma in questo caso dovendo scegliere, Gambrinus batte Agricanto 6-0 punteggio tennistico!

Per rompere il ritmo abbiamo aperto nel salone aperto anche la vernaccia di serrapetrona del mitico Pietro, secca, ma fresca, un po' selvaggia, note evidenti di fragola alla stappatura, poi rabarbaro, china, sentori di fieno secco. (e come dimenticare le note ancora nell'aria di SONG FOR A GUY di Elton John, grazie Giampaolo, emozionante... Un assaggio per chi non la conosce: https://www.youtube.com/watch?v=H3bSY6tXj3c&feature=kp)
Tramonto a Jesolo

Per ultimo, un inaspettato quanto benvenuto ospite: Un BAS ARMAGNAC ! E millesimato per giunta.
Tutti in spiaggia a percepire le note salmastre della banchina, che comunque non smorzavano minimamente le belle note vinose intense del supremo distillato, torba, uva passa secca, prugna sunsweet, corposo, elegante, fine. Finale malinconico, mi mancava un bel toscano.

Grazie a tutti amici, abbiamo fatto tutti una bella esperienza e posso ricordarla in questo post.

giovedì 19 giugno 2014

Prosecco ! Serata 16-06

Vi siete mai chiesti quale prosecco vi piaccia di più ?  A dire il vero io sì, molte volte, ma la risposta non è solo un fatto di gusto personale, obiettivamente per un ottimo prosecco contano molti fattori, tra questi anche la tipologia, il territorio e la denominazione.

Lunedì 16 alle Osterie Moderne erano di scena i Prosecchi di Conegliano Vadobbiadene Superiore Docg, per molti il TOP. Diverse le aziende presentate; Bisol, Col Vetoraz, Canevel, Belussi, Foss Marai, Le Colture, ecc ecc.
www.italia.it

Posso distinguere i vari assaggi in tre categorie, per ricordare meglio questa serata:

1- I BRUT, personalmente la tipologia di prosecco che preferisco, non troppo dolce, anche se mantiene un certo sentore zuccherino, a volte ho percepito molto acido malico, non è nelle mie corde davvero...
Giusto ricordare il migliore fra tutti, per equilibrio (per tipologia), per piacevolezza e bevibilità, nonchè maggiormente coerente e armonico, il "BORGO MIOTTI" dell'azienda Mass Bianchet, davvero una sorpresa e a 7 euro contro i 12 dei rivali per tipologia. Mazzi di fiori freschi, dolci ma intensi, un glicine netto e un ricordo di ginestra, frutta a polpa bianca, come deve essere, e a parte la classica pera, un finale di kiwi. Armonioso e festoso.
Il biologico "Animae" di Perlage, deluse perchè il mio calice era ossidato di frutta cotta e noccioline tostate... Pertanto non va giudicato, posso dire di averlo già assaggiato in passato e ne sono stato piacevolmente colpito, quindi, al prossimo calice.

2- GLI EXTRA DRY Maggiormente zuccherini, sono i prosecchi che più spesso troviamo dai ristoranti ai bar, ma sono più difficili da bere (almeno per me) quando non raggiungono il giusto bilanciamento con una acidità che non dovrebbe essere da malico, ma da citrico.
Sorelle Bronca hanno un ottimo prodotto in tal senso, al naso ribes bianco, ma anche sensazioni di erbe mediche, la menta piperita, non troppo dolce e assolutamente godibile.
Bella anche l'effervescenza del "QUORUM", ancora azienda PERLAGE, quasi un velo di talco di bollicine diffuse, sottilissime, poi purtroppo cade in bocca, assaggio corto e poco emozionante.

3- I DRY Anche qui bisogna distinguere, si tratta di "normale" prosecco, oppure del CARTIZZE? Come sappiamo è una zona tipica, vocatissima per la Glera, dove si produce quasi esclusivamente la versione DRY (proverei però la versione brut nature di Follador, non in degustazione) , data la vendemmia tardiva, si preferisce lasciare sempre un elevato quantitativo di zuccheri.
Unico della serata, il VALLIS MARENI, bianco carta, consistente, sì proprio consistente, normalmente non si misurano gli archetti quando si degusta uno spumante, ma provate a non notarli con un cartizze! Profumi evidentissimi di frutta matura, mele golden, pere williams, fiori dolci, il caprifoglio, il gelsomino, il tiglio... Assaggio carico, corposo, avvolgente e appagante, non troppo dolce. Un grande prosecco, ma non certo la mia tipologia preferita.

domenica 15 giugno 2014

Non solo Tinello ristorante a Padova 14/06

www.tripadvisor.it


Non succede spesso che un locale riesca a stupire, in questo caso Non solo Tinello a Padova ci è riuscito eccome ieri sera.

Innanzitutto, come penso molti di voi, ho fatto una ricerca (neanche breve a dire il vero) su tripadvisor, fra i meandri di commenti positivi e negativi è dura capire se un ristorante è buono oppure no, inoltre dovendo scegliere un ristorante di pesce non possiamo rischiare perchè la spesa è alta...

Quando mi sono imbattuto in questo ho trovato solo recensioni positive, anzi estatiche! Non potevo non provare, anche se i vari commenti erano nel complesso poco precisi secondo me.



Intendiamoci, il locale ha dei punti negativi, il parcheggio ad esempio è difficile trovarlo, ma se chiedete al simpaticissimo titolare saprà spiegarvi dove andare; poi la strada, se arrivate da Vigonovo trovate un divieto di accesso, dovrete fare il giro attorno al rione per entrare dal verso corretto; per finire le porzioni sono da ristorante di classe, quindi piccole ma presentate in modo artistico.
Tolti i sassolini dalla scarpa posso dire che non sono dei grandi punti a sfavore, il locale è ROMANTICO davvero, vedete la foto, poi c'è una saletta più piccola tipo cantina con tante etichette importanti, infatti la carta dei vini è INCREDIBILE, prezzi da ristorante, quindi normali. (hanno dal prosecco più semplice fino al Biondi Santi!)
Potete spendere per un antipasto 8-10 euro (anche di pesce crudo), un secondo 14-15 euro e un dolce 5 euro, vedete che non sono eccessivi.
La tagliata di calamari era STUPENDA, la consiglio a tutti, resterete stupiti, si scioglievano in bocca.
Pertanto, se volete portare la morosa a Padova in un ristorante chic, romantico ma non costoso, andate al Non solo Tinello e vi garantisco che potrete parlarne solamente bene.

sabato 14 giugno 2014

Bofrost ... vende anche vino? E com'è?

Scrivo questo post per la curiosità che mi ha spinto a provare i vini promossi dalla Bofrost, la famosa azienda che trasporta di casa in casa prodotti surgelati.

Premetto che prima di tutto la qualità dei loro prodotti è elevata (si fanno anche pagare abbastanza) e che per il vino esiste una attenzione particolare al trasporto, le bottiglie non salgono nella cella frigorifera, ma sono conservate in un frigo a parte con le corrette temperature.

Hanno diverse tipologie di vino, tutte della stessa azienda, LE VINALI dalle GRAVE fiulane.

Ho una bottiglia in prova di sauvignon, prezzo di listino 6,95; descrizione organolettica fornita dal catalogo: "Vino finemente aromatico, asciutto dal colore paglierino con riflessi verdognoli. Sia al bouquet che al gusto ricorda il peperone giallo ed il fiore di sambuco"
Nn concordo col "finemente aromatico", in effetti la sensazione tipica del sauvignon è molto presente, bosso, fiori bianchi pungenti, possiamo dire giustamente anche sambuco e vagamente il peperone giallo, vegetale, si sposa bene a piatti di pesce accompagnati da insalata, giallo paglierino pieno (nessun riflesso verdognolo nel mio bicchiere), caldo 13% vol, molto caldo. Continuando a ragionare, vista la discreta freschezza poco caratterizzata, in effetti anche all'esame visivo risultava una non brillante lucentezza, e la appena accettabile mineralità (visto la tipologia e il territorio), posso dire che sì è un sauvignon come dovrebbe essere, profumi corretti e coerenza con quanto già assaggiato per fascia di prezzo.

Lo comprerei? No, perchè non è solo un vino poco emozionante, ma oltretutto troppo caro, lo troviamo a un paio di euro in meno senza difficoltà. Ve lo portano a casa però.

Quindi se volete un sauvignon tipico per il vitigno ma non territoriale, a casa senza sforzo ma dal rapporto q/p un po' sbilanciato, allora questo prodotto fa per voi.

Nel dubbio proverò anche altre loro etichette, per capire se la linea è sempre incentrata sulla bellezza dei profumi, a discapito della generale piacevolezza e tipicità.
Le GRAVE sono una zona molto particolare, i vini in essa prodotti dovrebbero essere sempre dotati di una spiccata mineralità; riporto uno spezzone dal sito "pordenone with love":
dal sito www.castellargo.com, il terreno delle "GRAVE"

Le “Grave” si estendono su una superficie di circa 7.000 ettari a cavallo del fiume Tagliamento, tra le province di Pordenone e Udine.
L’alta pianura friulana, a ridosso dell’arco prealpino, è caratterizzata da un paesaggio naturale di spiccata originalità: i “Magredi” o “Grave”. Si tratta di un’ampia zona formata dalle alluvioni dei fiumi Meduna, Cellina e Tagliamento che, nel corso dei millenni, hanno depositato enormi quantitativi di materiale calcareo-dolomitico strappati alla montagna dalla violenza delle acque e trascinati a valle lungo il loro alveo.
L’intera pianura è formata da terreno di origine alluvionale, grossolano nella parte settentrionale della DOC, più minuto man mano che i fiumi proseguono il loro corso. Le montagne, oltre ad aver dato origine al terreno delle “Grave”, la riparano dai venti freddi provenienti da nord. Questo fatto, insieme all’effetto benefico del mare Adriatico, ha concorso alla creazione di un clima particolarmente adatto alla coltivazione delle vite.
Vi è però un’altra ragione che rende le “Grave” adatte ad una produzione di qualità: il terreno, caratterizzato da una ampia superficie sassosa, esalta l’escursione termica tra il giorno e la notte favorendo così uve con una spiccata dotazione di aromi e vini profumati ed eleganti.

Agricoltura sinergica, considerazioni


Sto recentemente leggendo Masanobu Fukuoka, per chi non lo conosce è il precursore ed inventore dei principi dell'agricoltura SINERGICA.


Se avete parenti che si dedicano alla coltivazione, anche in piccolo, capite come sia dura la vita dell'agricoltore, grandissimo lavoro in campo, sveglia all'alba, abbeverare in modo corretto, aratura, togliere erbacce, concime, antiparassitari, eccetera eccetera...
Molti contadini stanno spostando le loro tecniche verso una agricoltura BIOLOGICA, cioè più attenta alle varie esigenze delle piante, meno uso di prodotti nocivi e soprattutto meno prodotti contenenti rame. Come abbiamo detto però questo tipo di coltivazione NON alimenta il terreno, ma lo sfrutta.

Il BIODINAMICO  dinamizza vari elementi che vanno inseriti nel terreno, nutrendolo e facendolo diventare prezioso HUMUS. Certo ci sono molti elementi micro e macro cosmici esoterici che fanno un po' sorridere a volte.

Leggete allora "la rivoluzione del filo di paglia" del sopracitato Fukuoka, vecchietto arzillo coltivatore (nonché microbiologo) ormai defunto, che si dedicò anima e corpo negli anni settanta alla coltivazione del proprio orto (poi aumentato fino a 5 ettari) con una sua concezione nuova di "non intervento", a dire il vero però di lavoro comunque ce n'è...

Trovo giusto promulgare queste tecniche perché rendono la frutta molto più saporita, le piante più autodidatte e non necessitano di antiparassitari (o perlomeno si possono integrare con la presenza di altre piante in sinergia appunto).
Pensate, NON SERVE ARARE il terreno, scoperta per me sorprendente, in effetti non arando non si libera CO2, non occorre concimare con letame (basta una pacciamatura di paglia e altre piante, vedi foto), non serve dissodare perché si usa ad esempio il rafano che ara per noi.

Immaginate quanto tempo potrebbero risparmiare i contadini? Per dedicarlo ad altre attività, ad esempio la formazione e la cultura...

Pochissime le aziende che lavorano in vigna in questo modo, sto per avere dei nominativi, son proprio curioso di assaggiare quel tipo di vini...

domenica 8 giugno 2014

Caccia al fiore

La curiosità a volte spinge gli uomini a fare cose sciocche, oggi posso dire di fare parte di quella specie, avendo percorso almeno due ore di strada solo per annusare un fiore!

Per radio ho sentito uno speaker citare un famoso filosofo che diceva che" la nostra vita è una costante ricerca della bellezza, tutto il resto è pura attesa".

Nel mio caso oggi ricercavo la bellezza di un fiore, rarissimo dalle mie parti, la GINESTRA.

Alcuni miei amici sono appena tornati da un viaggio a Ischia, sembra un paradiso in terra di questo profumato fiore, facendomi pensare che mai avrei potuto memorizzare quel profumo particolare, presente in molti vini bianchi.

Ebbene, dopo una breve ricerca ho scoperto che dalle parti di BAONE, a sud dei colli euganei, esiste un piccolo parco comunale, chiamato, per mia fortuna, "parco delle ginestre".

La stagione di questo fiore è ad un punto finale dell'infiorescenza, quindi ho deciso oggi di andare a scoprire di persona il raro fiore.

Perso tra meandri di stradine finalmente arrivo alla chiesa moderna di Rivadolmo di Baone, sotto un sole ardente e schiacciante. Un piccolo percorso vita accompagna i visitatori del parco che è tanto bello quanto poco curato, direi selvaggio e lasciato a se stesso. Questo mi è piaciuto, la natura non va guidata se la volete ammirare pura.

Molti i cespugli di ginestra presenti, a dire il vero pieni di fiori belli e a volte parzialmente secchi. Il problema? NESSUN ODORE.
La beffa, quanta fatica sprecata, dopo una decina di cespugli assolutamente privi di sentori abbiamo preso la strada del ritorno, da parte mia ero amareggiato, considerata la frequenza con la quale i relatori e i degustatori rilevano questo sentore.
Un ultimo ripensamento, un cespuglio quasi invisibile alla prima osservazione ed eccolo, l'unico fioretto profumato. Ve lo giuro, non faccio scena, di 10-15 cespugli aventi circa 30 fiori ciascuno, solo UN FIORE aveva quel tipico sentore di ginestra.

Inutile dirvi quanto l'ho annusato, cercando di memorizzarlo, dolce, sì ma anche di una intensità particolare, una sensazione tipica e unica...

Ora il prossimo passo sarà riconoscere quello stesso sentore in un vino, ma sono certo che questa piccola avventura aiuterà la mia memoria.

Questo post nasce dopo un periodo di lunga e languida assenza in questo blog, dovuto innanzitutto da un mese di dieta da alcool ed eccessi, purtroppo ogni tanto è necessario, e dai vari impegni familiari.

Confido di riuscire a riempire nell'immediato futuro la mia scaletta di impegni enogastronomici, una anticipazione, sta per arrivarmi una rara bottiglia di Jassarte, ve ne parlerò nei prossimi post.

mercoledì 4 giugno 2014

Bottiglia a sorpresa - 4

Credo sia un rosso (dall'etichetta nera),vedo la fascetta, pertanto è una DOCG.

Versandolo (sì è un rosso) vedo che non mi sembra molto consistente, anche visivamente non vedo archetti nè lentezza o pesantezza nel bicchiere... Mmh.

Naso non complesso, vinoso, vagamente erbaceo e poca frutta. Dipende, ancora non è detto.

L'assaggio è povero, fluido e vagamente acidulo, svanisce molto presto lasciando solo una sensazione salina non entusiasmante e anche un po' amara (non amarognola, è ben diverso). Molto male.

Dobbiamo alzare la qualità, sto capendo poco a poco perchè i vini intorno ai 3-5 euro costano poco!

Generalmente mancano di estratto, sono conservati male, hanno piccole imperfezioni di cantina ma fastidiose. "Roba da frigo" insomma.

Certo direte che non è possibile andare in cantina ad acquistare e in enoteca i prezzi a volte fanno paura. Spero che un giorno miglioreranno i sistemi di distribuzione (perchè no, acquistando in GAS, in comune).

Scoperto, era un cabernet franc IGT delle venezie! Dovrebbe essere molto più erbaceo e corposo...
Così era irriconoscibile.