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venerdì 30 gennaio 2015

Corso di approfondimento - seconda serata 28/1

Il sangiovese in toscana, protagonista in questo secondo appuntamento alle Osterie Moderne.

Avendo il bagaglio nozionistico AIS, ho sempre classificato le mie sensazioni in una nomenclatura definita e volutamente irrigidita dalla necessità di una uniformazione delle degustazioni.

Nicola parla del vino col cuore e in modo molto comunicativo, a volte spietato, altre distaccato e spiazzante.

Questo tipo di degustazione mi ricorda vagamente quello che fanno i masters of wine, non ricercano ossessivamente le specifiche precise sensazioni (sentori di mora, ribes, ecc...) ma le sfiorano appena, puntando invece al nocciolo della questione. Che vino è? Come è stato conservato? Dove è stato prodotto? Cosa mi resta in bocca?

A volte con risvolti vagamente comici, come in questa serata le considerazioni sul Morellino di Scansano, guano e merde de poulet, ruggine e mela grattata... ma andiamo con ordine.

Dopo aver ripassato genericamente le caratteristiche del sangiovese (grande capacità di affinamento, ottima schiena acida, media carica antocianica e uva abbastanza vigorosa e generosa => per capirsi, meno della barbera ), abbiamo ripercorso le zone della toscana maggiormente rappresentative, il Chianti, con le sette sottozone e la particolare zona dove si produce il Chianti Classico (suddivisa in est, ovest e sud, con le crete senesi), Montalcino, Scansano e Montepulciano. (Bolgheri no perchè là il sangiovese non viene proprio).

Primo assaggio, un CHIANTI CLASSICO NOZZOLE delle TENUTE FOLONARI adatto ad essere bevuto giovane, 2012, fresco, verticale, frutto immediatamente riconoscibile, visciola e fiori freschi, scorre molto bene e lo consiglierei anche come accompagnamento a salumi e formaggi. (Prezzo interessante, intorno ai 10 euro)

Secondo assaggio, CHIANTI RUFINA di Marchesi de' Frescobaldi Rufina 2011, maggiori sensazioni di affinamento, maggiore struttura e corpo, bella potenza ma preferivo la schiettezza del primo, questo assaggio è più difficile.

Terzo assaggio, MORELLINO DI SCANSANO, Castello di Montepo' di Jacopo Biondi Santi sensazioni selvatiche come di pollame (eh sì!), pesante, una produzione di tipologia non ricercata dal produttore con sentori molto fruttati di marmellata di prugne (anche troppo), note vegetali come di erba secca e un generale equilibrio che rende piacevole l'assaggio, ma non particolarmente stimolante (a mio gusto eh...).

Quarto assaggio, VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO Salcheto 2008, Parker lo valuta 87 punti, dal 2009 è salito da 13 euro a 18-19 euro di oggi, Nicola dice "decadente ed oscuro" bella ed emozionante questa descrizione, frutta matura, tostato e grande struttura, questa è una magnum.
La parte divertente è stata riconoscere un finale come di mela non proprio cotta, ma (sempre Nicola) grattata, e ruggine, cioè una cattiva conservazione magari verticale, il tappo era secco.
La scheda del produttore
Questi sono finali ossidati (ma non direi maderizzati)
Curiosa la descrizione di Parker, finale tannico di foglia di te, ricorderò questo passaggio per ricercarlo in altri vini.

Infine il grande vino della serata, un ottimo Brunello di Montalcino 2006 di Pian delle Vigne di Antinori, altro colosso toscano, qui possiamo dire di avere eleganza, pulizia, sentori complessi e da scoprire in un ventaglio di sensazioni olfattive che rientrano prepotentemente nei terziari, frutta di bosco, tabacco, e a dire il vero non ho annotato tutto quello che sentivo perchè me lo sono goduto!!!

Corpo, tannino, alcool, estratto, acidità, tutto partecipava armoniosamente per rendere l'esperienza quasi malinconica, considerato che il bicchiere si è svuotato presto!
Ps. siamo intorno ai 55 euro a bottiglia.

mercoledì 28 gennaio 2015

Gruppo di assaggio - seconda serata 23/1

Seconda serata tra amici per memorizzare le percezioni, la classica "palestra" che dovremmo fare per avere più dati possibili nel nostro personale database.

Il rischio è sempre lo stesso, però, cioè di rendere la serata troppo conviviale e poco tecnica. Il trucco è sempre quello di controllarsi e avere delle regole in mente, a che ora fermarsi, quanti assaggi fare, avere una scaletta insomma.

Ottimi vini portati e anche ottimi stuzzichini, grazie a Denis, mio fornito cugino, per l'impegno, sarà ripagato con gratitudine.    Affettati di qualità eccelsa, speck di Sauris, sopressa coppata, prosciutto affumicato e parma stagionato, in più una selezione di formaggi e pane di Altamura (ma come hai fatto!!!!)
Che bella tavola !

Primo vino un Blanc de Morgex et de la Salle, vino molto diffuso direi, anche nelle nostre zone, floreale e delicato, leggero ma allo stesso tempo piacevolmente persistente, continua con le note floreali e lievemente minerali.

Continuiamo con il GAVI di Batasiolo, grande vino bianco piemontese, ricco e pieno, naso fruttato di pesca gialla matura e fiori di mandorlo, finale amarognolo.  Lo abbiamo scolato (poco professionalmente ) !

Per fare una pausa dalla grassezza imposta dai salumi abbiamo aperto un Menti, OMOMORTO, eccelso spumante della zona di Gambellara, la presa di spuma viene avviata con l'aggiunta di mosto di garganega passita, ottenendo un prodotto equilibrato e ben strutturato, verticale ma allo stesso tempo orizzontale, permettetemi il gioco di parole.

Finiamo quasi in bellezza con un rosso di corpo, il RIPASSO di Speri (interessantissimo produttore dal rapporto qualità prezzo encomiabile) che non ha entusiasmato forse per la temperatura di servizio troppo bassa (era un po' impacchettato dal freddo) dico quasi perchè avevamo addocchiato un passito sempre di MENTI, che non è stato aperto per troppo affetto dal proprietario (non importa ma prima o poi lo convinciamo!)

Che dire? Rifacciamolo presto ragazzi!

martedì 27 gennaio 2015

Post veloce, il BALLISTRARIUS di Letrari

E perchè no? Stappiamole queste bottiglie che abbiamo in riserva!! La bellezza di averle sta anche nel farsi un regalo e aprire a volte senza dover avere un motivo o una particolare ricorrenza...

Ieri sera una piccola pazzia, ho stappato il BALLISTRARIUS di Letrari, il loro taglio bordolese (solo 4000 esemplari anno), dell'annata 2007, quindi secondo me è il momento adatto per la maturazione già più che sufficiente (quasi 8 anni).
Dal sito della Letrari, il BALLISTRARIUS

Melassa nel bicchiere, colore molto vicino a note marroni scure e dalla grande consistenza, impenetrabile e ricco di sfumature terziarie, che si manifestano prontamente e coerentemente anche al naso.

Viola secca e liquirizia, poi subito un frutta in marmellata, ma non la prugna, direi più una marasca, continua con cuoio e spezie dolci, anice stellato e si poteva continuare....
In bocca è praticamente un vino toscano, ricco e strutturato, non di quel frutto però da gusto internazionale, ma più da grande vino; purtroppo è poco identitario, non ti aspetteresti proprio un vino così in quel territorio, infatti siamo in Trentino.

Come giudicarlo allora ? Per quanto sia ottimo, dovremmo svalutarlo per la mancanza di territorialità... e allora ce lo beviamo senza giudicarlo!! E stasera lo riassaggio.

venerdì 23 gennaio 2015

Corso di approfondimento - 1a lezione con Nicola Frasson 21/1

Abbiamo iniziato ieri un breve percorso con Nicola Frasson, bravo istrione, che alle Osterie moderne ha illustrato le caratteristiche di una delle zone italiane maggiormente importanti anche per il panorama internazionale, le LANGHE.

Abbiamo ripercorso assieme le denominazioni di origine e i vari comuni di produzione del Barolo e del Barbaresco, inoltre ci ha descritto in modo molto vivido il suo ricordo di quelle zone, tra "corrugazioni" formatesi nell'Eocene e vigneti dall'esposizione diversa, quelli a nord a volte "slittando" a valle a causa dell'erosione dell'acqua.
Infatti in questa zona possiamo dire che siamo al contrario rispetto alla normale concezione italiana, montagne a SUD (liguria) e pianura a NORD.

Marne di diverse tipologie e colori, con risultati differenti nel bicchiere, dalle marne rosse (vini pesanti e strutturati) alle marne grigio-azzurre (vini eleganti meno corpo ma maggiore finezza).
L'esempio tipico è nella DOCG Barolo con una suddivisione molto netta tra i vari comuni.

Gli assaggi della serata sono iniziati con un ARNEIS (ROERO è una denominazione alla sinistra del tanaro ma sempre in Langhe), evanescente, leggero, pochissimi profumi, che molti non hanno percepito, io ho sentito una bella salvia, molto delicata, ma poco altro forse fiori bianchi delicati, in bocca corto e non particolarmente fresco (ma è fatto così); continuando con una FREISA, la mia prima esperienza, rosso rubino e sentori molto originali, frutta e come un accenno di spezie (ma credo sia il vitigno, non sentori di affinamento). Leggero e di media bevibilità, molti lo hanno contestato, in realtà a volte sono vigne di tradizione e ereditate dai capostipiti... Vanno mantenute.

DOLCETTO D'ALBA, terzo assaggio, frutto maturo e antociani, un gran bel vino da pasto, stimolante e godibile, è piaciuto infatti a tutti.  La BARBERA, altro vino da pasto da confrontare, bella e vivace acidità ma assolutamente non tagliente, calda, corposa, generosa e dal finale bello e persistente.
Immagine tratta dal web, Alba - Roero

Per ultimi i due colossi della serata, un BARBARESCO, rubino limpido e vivace, pochi antociani e tanta struttura, marmellata di frutta di bosco, china, rabarbaro, sentori di radici di liquirizia. Naso molto provocante e fa venire voglia di ritornarci ancora. Tannico in modo comunque amalgamato, ben presente ma parte del tutto. Queste sensazioni sono molto presenti nei vini da nebbiolo, o almeno ho notato queste sensazioni spesso.
Infine il BAROLO, mitico vino dei re, re dei vini, se ne possono trovare anche da 25 euro, non solo da 150 in su, questo non so quale prezzo avesse, ma posso dire che essendo del 2011 era ancora presto per aprirlo, chiuso al naso, forse di temperatura troppo bassa, grande potenza e struttura, noncheè tannino ancora più presente (ma forse si era accumulato dagli altri assaggi) frutta sotto spirito, note dolci di iris, cannella, ma soprattutto al retronasale. Troppo presto, andrebbe atteso come tutti i barolo...

Bella esperienza per iniziare, ci aspettano altri tre incontri, e visto il primo sono ansioso!!

martedì 20 gennaio 2015

Nussbaumer, grande vino bianco italiano

Probabilmente sembrerà quasi banale parlare di un vino così conosciuto, ma trovo giusto registrare le mie esperienze quando meritano di essere ricordate e soprattutto quando mi hanno trasmesso una viva emozione.

Sto parlando del NUSSBAUMER, uno dei migliori vini bianchi d'Italia e posso forse anche dire quello dai profumi maggiormente intensi e netti (nonchè probabilmente il miglior gewurtztraminer)

Ho voluto stappare questa bottiglia annata 2013 (ottima), sia perchè avevamo in tavola gli spatzle allo speck, restando in tema, e anche per valorizzare il vino per accontentare una tavola di intenditori (si va sul sicuro, lo so...).
Il logo del Nussbaumer dal sito della cantina TRAMIN

Il calice si presenta di un intenso giallo brillante, non dorato ma di bella intensità. Luminoso, vivido, al naso appaiono le note tipicamente aromatiche del vitigno e i sentori di rosa fresca, poi la frutta esotica, ho riconosciuto il litchi, e una speziatura dolce stuzzicante.


giovedì 15 gennaio 2015

I vini rossi del Trentino Alto Adige alle Osterie Moderne, serata 12/1

Dopo una lunga assenza dal blog, causa festività, malanni vari, bottiglie non propriamente raccontabili e chi più ne ha più ne metta, finalmente ritorno ad aggiornare il mio diario di esperienze.
Protagonista del post, la serata di ieri, assieme ad una ottima compagnia di amici appassionati, ci voleva proprio!!

Sappiamo che il trentino AA è più vocato per gli spumanti, ma ci sono vitigni che rispondono a caratteristiche di personalità e carattere, a bacca rossa? La risposta è certamente sì, e lo abbiamo potuto constatare con i nostri sensi.

In linea di massima non possiamo dire che la serata abbia offerto vini eccezionali, questo no, però posso senza dubbio dire di aver conosciuto vitigni di personalità e che pochi conoscono.

Ottima la CASETTA di Albino Armani, vitigno presente nella zona della terra dei forti, ma soprattutto in valdadige , infatti ne avevo sentito parlare per la prima volta da ROENO, bella struttura e frutto, corpo e alcool solidi (13,5%) grande intensità e buona persistenza.
Prezzo? 11 euro, ve lo consiglio vivamente, una delle sorprese della serata.

Altro grande assaggio,  il Lagrein Riserva Taber 2010 della Cantina Bolzano, che ho voluto accompagnare alla picanha, eccezionale abbinamento, terziario ma anche secondario con bei sentori di frutta matura. La parte del leone la fanno le durezze, che controbilanciano in modo sublime la beva.
Stupisce perchè il ricordo che resta è di bastoncino dolce di liquirizia e tutto il sorso evoca note di cardamomo balsamiche.

Il Teroldego di Foradori, 2012 è stata un'altra bella bottiglia, anche se il primo assaggio non mi ha convinto per nulla (forse avevo percezioni distorte), rimettendolo in bocca, ho scoperto la sua grande piacevolezza e croccantezza senza eccessivi sentori di affinamento, pur avendo 20 mesi di rovere alle spalle.
La Piana Rotaliana, perfetto microclima. Immagine dal web

Queste le migliori, ma direi che a metà strada, diciamo abbastanza buone, posso annoverare le schiave, tranne quella di Cantina Meran (troppo avanti, frutta più che matura e sensazioni di frutta cotta), molto originali e identitarie, la Pavana, vitigno dal quale si ottiene un vino dal corpo esile ma dai profumi molto singolari, quasi strani, come di zenzero e fiori dolci e delicati.
La Rossara e la Negrara, la seconda è più strutturata ma in generale si assomigliano, chi amava la prima, chi la seconda, a me sono piaciute entrambe perchè intense e stimolanti.
Il PFERSEN rosso, misto di molti vitigni autoctoni,tra i quali anche la rossara, aveva una caratteristica, oltre alla frutta e alla mineralità, era sorprendente amarognolo.
Direi quasi più un amarognolo da birra IPA per intenderci, non che mi dispiaccia, anzi lo trovo molto stimolante, ma nel gruppo molti hanno storto il naso e non hanno apprezzato.

Per ultimo mi piace ricordare l'Enantio di Vallarom, produttore che desidero conoscere meglio perchè finora ogni suo prodotto ha stupito, differente da quello che ricordo da Roeno e anche da quello di Letrari, ancora non riesco a dire quale sia più identitario.