sabato 26 luglio 2014

Ritorno a Dozza, Enoteca regionale dell'Emilia e azienda Zuffa - agg. 29-7

Bella giornata di sole oggi, occasione perfetta per visitare cantine!

In compagnia del mitico Pietro siamo andati a ripercorrere la via di Dozza, carinissima cittadina colorata e medievale vicina a Imola.

Premetto che questa zona è tanto particolare che non sembra neanche di stare in Emilia Romagna bensì in Toscana, tanto sono belle le colline e le rocche medievali.

Foto tratta dal web - Rocca Sforzesca di Dozza, sede dell'Enoteca Regionale dell'Emilia Romagna
Una brevissima visita da Branchini per il solito pignoletto (profumatissimo e ottimo da tutti i giorni) e ci rechiamo presso l'Enoteca Regionale dell'Emilia Romagna, situata nelle cantine della Rocca Sforzesca.

Davvero una sorpresa per chi non conosce questo paesino, trovarsi di fronte una imponente struttura medievale, e che piacevoli i muri di tutta la cittadina, pieni di dipinti e affreschi!

Nelle cantine siamo accolti da Maurizio, responsabile dell'Enoteca, che ci ha guidato nella scelta di alcuni vini locali, ho scelto un Montuni, un Ortrugo (lo adoro) e un Famoso SPUMANTE CHARMAT (vitigno ...poco conosciuto dai più!)

Considerato che avevamo ancora tempo ci siamo fermati pochi km più avanti presso l'azienda certificata biologica ZUFFA, gentilissimo e molto competente il titolare Augusto, ci ha accolto, anche se fuori orario, con assaggi di formaggi stagionati e ha aperto diverse bottiglie...

Prima di tutto un Pinot nero ROSE' DRY, dal colore rosa tenue ma venato da riflessi aranciati, direi un rosa salmone, perlage finissimo, persistente e la quantità delle bollicine era ipnotizzante, come una nuvola che si apriva in una miriade di catenelle. (a dire il vero raramente ho visto un perlage di questa qualità)
Belle sensazioni di ribes e fragoline di bosco, oltre alla consueta sensazione polverosa del pinot nero, in bocca era dolce ma aveva tutta una sua personalità, equilibrato, ma anche atipico, davvero un bel vino.

Continuiamo con un pignoletto frizzante, fresco e semplice, forse il meno divertente dei vari assaggi, per proseguire con una vendemmia tardiva di Albana, incredibilmente caratterizzata e potente. Canditi e datteri disidratati, note speziate e accenni balsamici, con il formaggio stagionato era un abbinamento sinergico.

Ultima bottiglia, a nostro avviso la migliore della serata, un sangiovese in blend con uve canaiolo, grande al naso con note di geranio, chiodi di garofano, noce moscata, cannella, tabacco da sigaro, confettura di prugne, e una bella sensazione mentolata. Ottima la morbidezza data anche dal canaiolo, vellutato e setoso il palato e lunga a persistenza.
Vino che può reggere benissimo il confronto con certi amarone di 4-5 anni.
Ricordo che tutti i vini di Zuffa sono BIO e nessuno di questi ha la classica "puzzetta" fastidiosa per molti, segno che si può fare questo tipo di vini senza per forza dover trovare qualità abbastanza fini al naso.

Va detto, alla fine, che tutti i vini dell'azienda Zuffa hanno un denominatore comune: sono vini di forte personalità e carattere, assolutamente non uniformati.

Grazie Maurizio e Augusto per la vostra gentilezza e disponibilità, ci faremo vivi sicuramente per altre degustazioni...

martedì 22 luglio 2014

ERZETIC, produttore sloveno, ospite presso l'OCA BIANCA di Mirano, serata del 17 luglio

Incuriositi dalla serata organizzata dall'Enoteca dei Dogi a Mirano, abbiamo partecipato alla degustazione dei vini di questa azienda, Erzetic.

Presente il figlio del produttore, giovanissimo, che ha descritto brevemente ma in modo mirato i vari vini presenti per la serata.

Iniziando con un SIVI PINOT, ossia Pinot grigio, 2013, colore giallo paglierino non proprio vivace, minerale, un po' fumè, temperatura di servizio troppo alta a dire il vero. Nella glacier la parte bassa era molto meglio. Caldo sicuramente per la quantità di alcool, 13%.
Finale piacevolmente fruttato e devo dire di una certa persistenza.  Peccato per la mancata esuberanza, di certo avrebbe dovuto avere maggiore acidità.
Abbinamento con salmone affumicato decurato da fiori eduli (più belli che realmente aromatici), abbinamento abbastanza armonico.

La rebula è un vitigno tipico di quelle zone, noi la conosciamo come RIBOLLA GIALLA, questa di Erzetic nello specifico è volutamente prodotta in modo semplice e completamente dedicata alla bevibilità.
Intensità carente al naso, fruttato e floreale, finale leggermente agrumato. Stranamente vince l'abbinamento con i crostacei, dico così perchè in realtà la struttura non è debole.

Il sauvignon ha diviso le opinioni. Se da un lato la franchezza di peperone verde (il produttore ha divhiarato peperoncino verde!) era palese, è anche vero che la bevibilità era ottima.
Pertanto dovremmo penalizzarlo perchè atipico per un tradizionale sauvignon, così monocorde, nonchè ottenuto molto probabilmente con lieviti selezionati che forniscono queste sensazioni.  A me (anche se un degustatore non dovrebbe sbilanciarsi) è piaciuto.
L'ho pensato in abbinamento ad una fajita di pollo con peperoni verdi... Subito mi è venuta l'acquolina!
foto presa dal web, anfore cotenenti vino in affinamento

Arriviamo finalmente all'ospite più atteso della serata, il vino anforato (ovviamente da anfore Georgiane). Come tutti gli anforati mi aspettavo un vino dalla marcata ossidazione, invece questa risulta assente, inoltre il colore aranciato vivace non trova coerenza all'olfattivo.
Un po' delusi insomma, ci si aspettava un prodotto più identitario, con maggiore carattere.
L'azienda produce altri due anforati, un rosso da cabernet sauvignon ed un pinot grigio.

Finale col botto, didattico e inaspettato, uno ZWEIGELT vinificato in bianco, vendemmia tardiva, quasi un ICEWINE, da un'azienda austriaca. Tipologia BEERENAUSLESE, del 2006.
Canditi, buccia d'arancia, mostarda, zafferano, colore davvero particolare, ambrato, con riflessi rosso rame.
Equilibrio spostato sulle morbidezze, a dire il vero, grande quantità di zucchero residuo, anche se presente una più che discreta quantità di acidi fissi.

Bella serata e bella compagnia, peccato solamente per la pioggia!

giovedì 10 luglio 2014

Cena romantica "DA PRIMO" a Fiesso d'Artico - Franciacorta Ca' del Bosco brut prestige cuvèe

Ieri sera, prima dell'acquazzone, abbiamo optato per una serata romantica presso la trattoria da Primo a Fiesso d'Artico.

Locale che ha recentemente cambiato gestione e rinnovato gli interni (storicamente prima era trattoria da Mion); specialità pesce.

Abbiamo accompagnato all'antipasto di capesante scampi e mazzancolle (nonchè con la grigliata mista) un FRANCIACORTA CA' DEL BOSCO BRUT PRESTIGE CUVEE, sboccatura 2013, proposto sempre con la velina arancione che protegge dai raggi del sole l'integrità del prodotto.

Bottiglia importante, ho voluto un po' strafare, ma ogni tanto si può fare! Quello che colpisce sono i ricarichi del ristorante, se si trova normalmente tra i 24-27 euro quanto lo pagherò, 40-45 ho pensato... Poi sono diventati 50 ma mi ha fatto lo sconto (forse perplessa dalla mia espressione) e alla fine l'ho pagata 40 euro.

A parte la fredda considerazione capitalista posso dire che il prodotto è nelle mie corde, colore giallo paglierino con riflessi accennati di ottone, perlage fine e persistente, naso vivace, frutta esotica, ananas, melone verde, mineralità di sasso, poi si aprivano sensazioni terziarie di fieno e fiori secchi. Coerente al palato, fresco e abbastanza sapido e persistente, lungo e bello il finale fruttato, con un vago accenno amaricante (non è per gli amanti della sensazione ammandorlata).

Insomma, armonico, io lo collocherei, premiandolo su intensità e persistenza, aspetto e qualità gusto-olfattive, intorno ai 90 punti, un ottima etichetta ma molto cara e abbastanza fuori portata ...in ristorante.  Ah un consiglio... fatevi togliere la velina arancione protettiva, coreografica ma poco funzionale visto che si riempie di acqua nel secchiello e poi versare diventa impossibile senza bagnarsi.

Comunque il giudizio sul locale resta buono, torneremo sicuramente, anche perchè non abbiamo ancora provato i primi!

mercoledì 2 luglio 2014

Moscato di Noto - rarissimo passito siciliano

Devo ringraziare Giancarlo per la possibilità che ci ha concesso ieri di assaggiare un vino tanto raro quanto sorprendente, il MOSCATO di NOTO (annata 2010), azienda Rio Favara (http://www.riofavara.it/it).

Questo nettare è prodotto da pochissime aziende solamente in provincia di Siracusa, da uve Moscato bianco (e moscatella in questo caso, scrive il produttore).

Dal sito dell'azienda
Nel bicchiere, constatata la rassicurante brillantezza e la buona consistenza (per tipologia), abbiamo notato che aveva sorpassato le note ambrate, sfociando in note terrose di ocra arancio scuro.

Immediatamente al naso si percepiva che sarà stato un assaggio importante, ventaglio caleidoscopico di sensazioni non immediatamente riconoscibili, andavano scoperte pian piano con l'aprirsi del bouquet.

Sensazioni marine, quasi di alga (non è un difetto!), anche se vogliamo terrose, balsamici effluvi di eucalipto, tabacco biondo, petit four e agrumi canditi, albicocche e datteri disidratati, ma soprattutto una leggera ma sempre presente sensazione resinosa.

Grandissimo equilibrio nell'asse acido-zuccherino (80 gr/litro di zuccheri residui), assaggio di un'armonia commovente e evocativa, finale lungo, raccontava immagini di spiaggia al tramonto, seduti a fianco della persona amata e pregustando in anticipo i bei sogni che verranno!

sabato 21 giugno 2014

Pojer e Sandri, Spumante Extra brut

Ringrazio il piccolo Mattia che mi ha regalato per il mio compleanno una bottiglia difficile da trovare dalle nostre parti, in riviera, e stranamente presente in una piccola enoteca in centro a Fiesso d'Artico.

Ho avuto già modo di assaggiare un prodotto di questi ottimi vinificatori, Pojer e Sandri in Trentino, il MERLINO, ottimo con il cioccolato fondente.

In questo caso stiamo parlando di un metodo classico dei più tipici, da uve chardonnay e in parte da pinot nero.
Immagine dal web

Ottone brillante, perchè non era dorato, ma mancava davvero poco! Sboccatura 2011, vendemmia in cuvèe 2007-2008, perlage abbastanza fine ma persistente e "a fungo"; lieviti e crosta di pane immediati, poi si aprivano delle sensazioni speziate, come di curry, e una bella nota agrumata; fieno e fiori secchi.
In bocca è secco, tagliente, fresco e pungente, abbastanza sapido e coerenetemente rinnova le sensazioni agrumate, direi di chinotto, arancia amara, infatti una piacevole sensazione amaricante accompagna l'assaggio, che comunque è esplosivo e persistente.

L'ho provato con degli gnocchetti al sugo d'astice, che impastavano la bocca, subito ripuliti da ogni sorso, bell'abbinamento.

Il prezzo comunque mi sembra un po' da champagne più che da metodo classico italiano, in ogni caso ottima bottiglia.

Emozioni a Jesolo

Le serate riuscite si fissano nella memoria indelebili; ieri sera ne ho trascorsa una a Jesolo in compagnia di amici e colleghi sommeliers.

La via pedonale piena di vita, la musica, la bella compagnia e l'ottima cucina hanno fatto da cornice (come se non bastassero da sole!) alla tela più attesa per noi appassionati, cioè una serie di etichette che raramente possiamo trovare nella stessa cena.

Non racconterò come abbiamo trascorso la serata, perchè trovo corretto ricordare privatamente le emozioni vissute ma trascrivere solamente le esperienze enologiche, più tecniche e difficili da imprimere nella memoria.

Francia e Italia i paesi toccati, siamo partiti con un ottimo Cremant, colore giallo paglierino con note auree, abbastanza pungente l'effervescenza, bella fragranza, sensazioni citrine e buon abbinamento con gli antipasti fritti.
Ancora Francia con l'Aligotè BIO che ho acquistato tramite GAS, leggero e vagamente amaricante, quasi di lime, finale corto però per il risotto di mare, che aveva una più che discreta sapidità.
Siamo tornati poi in Italia con una buona Ribolla gialla, più morbida ed equilibrata, calda, forse percepita più del dovuto (12,5%).

Dolce, entra in scena Elisir Gambrinus, uno dei grandi protagonisti della serata, addirittura supera il tiramsu, pur se rinforzato con pezzetti di cioccolato fondente. Confettura di amarene, tanto alcool, 27 gradi, struttura da vendere, un porto praticamente anche se si trattava di un vino liquoroso di raboso.
Spezie nel finale, dolci ma anche pungenti, come di chiodi di garofano e anche cannella. Purtroppo a questo punto la lucidità stava scemando, quindi non sono riuscito a soffermarmi più approfonditamente. Qualcuno ha tentato il paragone con l'Agricanto di Paladin, prodotto che a me continua a piacere, ma in questo caso dovendo scegliere, Gambrinus batte Agricanto 6-0 punteggio tennistico!

Per rompere il ritmo abbiamo aperto nel salone aperto anche la vernaccia di serrapetrona del mitico Pietro, secca, ma fresca, un po' selvaggia, note evidenti di fragola alla stappatura, poi rabarbaro, china, sentori di fieno secco. (e come dimenticare le note ancora nell'aria di SONG FOR A GUY di Elton John, grazie Giampaolo, emozionante... Un assaggio per chi non la conosce: https://www.youtube.com/watch?v=H3bSY6tXj3c&feature=kp)
Tramonto a Jesolo

Per ultimo, un inaspettato quanto benvenuto ospite: Un BAS ARMAGNAC ! E millesimato per giunta.
Tutti in spiaggia a percepire le note salmastre della banchina, che comunque non smorzavano minimamente le belle note vinose intense del supremo distillato, torba, uva passa secca, prugna sunsweet, corposo, elegante, fine. Finale malinconico, mi mancava un bel toscano.

Grazie a tutti amici, abbiamo fatto tutti una bella esperienza e posso ricordarla in questo post.

giovedì 19 giugno 2014

Prosecco ! Serata 16-06

Vi siete mai chiesti quale prosecco vi piaccia di più ?  A dire il vero io sì, molte volte, ma la risposta non è solo un fatto di gusto personale, obiettivamente per un ottimo prosecco contano molti fattori, tra questi anche la tipologia, il territorio e la denominazione.

Lunedì 16 alle Osterie Moderne erano di scena i Prosecchi di Conegliano Vadobbiadene Superiore Docg, per molti il TOP. Diverse le aziende presentate; Bisol, Col Vetoraz, Canevel, Belussi, Foss Marai, Le Colture, ecc ecc.
www.italia.it

Posso distinguere i vari assaggi in tre categorie, per ricordare meglio questa serata:

1- I BRUT, personalmente la tipologia di prosecco che preferisco, non troppo dolce, anche se mantiene un certo sentore zuccherino, a volte ho percepito molto acido malico, non è nelle mie corde davvero...
Giusto ricordare il migliore fra tutti, per equilibrio (per tipologia), per piacevolezza e bevibilità, nonchè maggiormente coerente e armonico, il "BORGO MIOTTI" dell'azienda Mass Bianchet, davvero una sorpresa e a 7 euro contro i 12 dei rivali per tipologia. Mazzi di fiori freschi, dolci ma intensi, un glicine netto e un ricordo di ginestra, frutta a polpa bianca, come deve essere, e a parte la classica pera, un finale di kiwi. Armonioso e festoso.
Il biologico "Animae" di Perlage, deluse perchè il mio calice era ossidato di frutta cotta e noccioline tostate... Pertanto non va giudicato, posso dire di averlo già assaggiato in passato e ne sono stato piacevolmente colpito, quindi, al prossimo calice.

2- GLI EXTRA DRY Maggiormente zuccherini, sono i prosecchi che più spesso troviamo dai ristoranti ai bar, ma sono più difficili da bere (almeno per me) quando non raggiungono il giusto bilanciamento con una acidità che non dovrebbe essere da malico, ma da citrico.
Sorelle Bronca hanno un ottimo prodotto in tal senso, al naso ribes bianco, ma anche sensazioni di erbe mediche, la menta piperita, non troppo dolce e assolutamente godibile.
Bella anche l'effervescenza del "QUORUM", ancora azienda PERLAGE, quasi un velo di talco di bollicine diffuse, sottilissime, poi purtroppo cade in bocca, assaggio corto e poco emozionante.

3- I DRY Anche qui bisogna distinguere, si tratta di "normale" prosecco, oppure del CARTIZZE? Come sappiamo è una zona tipica, vocatissima per la Glera, dove si produce quasi esclusivamente la versione DRY (proverei però la versione brut nature di Follador, non in degustazione) , data la vendemmia tardiva, si preferisce lasciare sempre un elevato quantitativo di zuccheri.
Unico della serata, il VALLIS MARENI, bianco carta, consistente, sì proprio consistente, normalmente non si misurano gli archetti quando si degusta uno spumante, ma provate a non notarli con un cartizze! Profumi evidentissimi di frutta matura, mele golden, pere williams, fiori dolci, il caprifoglio, il gelsomino, il tiglio... Assaggio carico, corposo, avvolgente e appagante, non troppo dolce. Un grande prosecco, ma non certo la mia tipologia preferita.