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sabato 28 febbraio 2015

Visita alla manifestazione Sorgente del Vino a Piacenza 16/2

Non avrei mai pensato di fare un'esperienza tanto bella e interessante, devo dirlo...

A Piacenza, alla fiera "Sorgente del Vino" lunedì 16/2 ho incontrato molti produttori, ne ho percepito la grande passione, anche se era il terzo giorno di fiera e si vedeva quanto fossero affaticati.

Molte le regioni italiane rappresentate e buona affluenza (gli altri giorni c'era una fiumana di gente), si sono presentati anche altri paesi, Francia, Croazia, Grecia (un solo produttore da Lesvos).

ANTONIO LIGABUE
Ricordo con particolare intensità Antonio Ligabue da Brescia, finalmente il primo produttore in vigna SINERGICO, si rifà agli insegnamenti del mestro Fukuoka (vedete la mia pagina di letture), è stupendo parlargli mentre si sorseggiano i sui prodotti, così schietti e puri, il BLE' ad esempio, così verticale e citrino, il cinghiale bianco, altro prodotto da scoprire...
Devo ricordarmi di fare un bell'ordine e sentirlo ancora parlare di come l'ambiente del suo vigneto sia completamente funzionale e quasi autosufficiente.
Ah, le sue vigne producono 400 grammi di uva per pianta. Pazzesco.

AR. PE. PE
Siamo nella Valtellina, questi ragazzi coltivano nei terrazzamenti le vigne vecchie di chiavennasca, con competenza e anche simpatia, si divertono anche in fiera!
La loro SASSELLA regina è veramente delicata, ci fanno assaggiare anche i loro nebbioli delle famose sottozone SASSELLA GRUMELLO INFERNO in magnum, ma le differenze sono molto sottili, come tra SASSELLA e GRUMELLO, quindi bisogna abituarsi e essere guidati da chi lo produce.

LA STOPPA
Abbiamo assaggiato il loro macerat, che mi è piaciuto,non ci siamo soffermati però, al tempo non sapevo che era una delle protagoniste dell'ultimo film di Nossiter... Mannaggia.

GIOVANNI MENTI
Diesel copertone bruciato, lamiera, un incidente stradale in piena regola!! E' così uno dei suoi prodotti, e direte che schifezza ! Beh, produce diversi vini e meritano di essere capiti e assaggiati, OMOMORTO, che ho già descritto è ottimo, ma assaggiate anche il suo metodo classico con aggiunta di mosto passito di garganega, venduto a testa in giù, per lasciare la possibilità al cliente di berlo limpido (dobbiamo arrangiarci con la sboccatura però) oppure velato con i suoi lieviti, in questo ultimo caso più rustico ma maggiormente verace.

TENUTE DETTORI
Moscadeddu, che vino ragazzi, profumava come la macchia mediterranea, un vino ottenuto da uve stramature, non è uno dei solito moscati che riconosciamo subito, o meglio, la sensazione del moscato esiste (moscato di Alessandria) ma è arricchita da molteplici altre emozioni, salvia, rosmarino, mirto. Fa anche due giorni di macerazione.

CA DEL VENT
La bellissima idea che ho della Franciacorta, e non ho mai assaggiato veramente, si è improvvisamente materializzata con lo sforzo di questi ragazzi che lavorano in biodinamica, che mi hanno fatto degustare delle bombe di sapore, veramente resti con gli occhi stralunati... Il loro base è forte, sincero, perchè senza aggiunta di dosaggio, sereno, perchè non viene trattato continuamente e così disturbato, anzi, nessun travaso, nè collaggi, filtrazioni o aggiunte. COSI' va fatto il vino alleluja!
Non parliamo del loro 67 mesi sui lieviti, più delicato, quasi uno champagne, ventaglio armonico di sfumature che ti fanno ritornare continuamente nel bicchiere per trovare soddisfazione. E il bello è proprio che la trovi!

A dire il vero abbiamo assaggiato molto di più ma questi sono i più interessanti incontri fatti ( e a dire il vero non c'erano molte possibilità per questioni di tempo e resistenza) e alla fine le menti erano pulite e nessun senso di pesantezza, quindi i vini erano sani e non adulterati o troppo pieni di solforosa.

Ho potuto anche acquistare il nuovo film di Nossiter, Resistenza Naturale, che vi consiglio, perchè, al contrario di Mondovino, di 10 anni fa, qui il regista mette pochissimi suoi commenti ( ma sempre taglienti e stimolanti) e lascia che siano i protagonisti a parlare.
Trovo assurdo che il mondo accademico (ad esempio nelle università di enologia) non sia aperto alle idee di persone che seguono strade diverse dalla tradizionale enologia, che sembra sia solo chimica.
Si evince che i lavoratori del settore sono convinti che solo con la chimica, gestita bene, la vigna può prosperare ma non solo, senza chimica MORIREBBE !! Beh, questa è ignoranza.

Da ridere il passaggio dove i professori lodano il Tavernello come simbolo imprenditoriale e eccellenza industriale italiana, fonte di lavoro per migliaia di persone (sottopagate di sicuro), Nossiter gli chiede "lei lo beve?" e il professore si incarta, si impapera, con tutti gli studenti che ridono!